Se solo il mio cuore fosse pietra, di Titti Marrone, Feltrinelli, recensione di Daniela Domenici

Due anni fa l’ho “incontrata” per la prima con il suo splendido “La donna capovolta”

https://danielaedintorni.com/2019/03/07/la-donna-capovolta-di-titti-marrone-iacobelli-editore-recensione-di-daniela-domenici/

è tornata a “trovarmi la giornalista e scrittrice Titti Marrone con il suo nuovo libro che è altrettanto straordinariamente affascinante e struggente, che ho letto in un soffio, che mi ha lasciato una profonda commozione e al quale vorrei tributare gli stessi complimenti della prima recensione.

Per raccontare l’esperienza della residenza di Lingfield in cui dal 1945 in poi sono stati/e accolti/e venticinque bambini e bambine, di varie età e nazionalità, tutti/e reduci dai campi di sterminio, grazie all’iniziativa e alla determinazione di Anna Freud e Alice Goldberger l’autrice “scava nella Storia, apre gli archivi, incrocia documenti, foto, diari e lettere per trasporre in un romanzo la coraggiosa e commovente esperienza di Lingfield. La sua penna segue con delicata partecipazione l’incontro con l’infanzia di ciascun/a bambino/, l’affiorare di traumi e ricordi dolorosi, il progressivo sciogliersi dei nodi più stretti. Fino all’inizio delle loro seconde vite”. E lo fa in modo magistrale perché riesce a farci innamorare di ogni bambino e bambina con il suo inferno personale, con la sua storia diversa, con i tremendi traumi che li/e rendono diffidenti verso gli/le adulti/e, chiusi/e nel loro muto dolore a cui Alice e le sue formidabili collaboratrici, con infinita pazienza e amore, provano a regalare una parvenza di quell’infanzia mai vissuta: grazie di vero cuore per averci donato queste storie, Titti!