il linguaggio della pace, di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2022/02/20/the-language-of-peace/

Ho insegnato lingue per tanti anni, ma non mi sono mai fermata al solo segno o alla pronuncia. Ho scavato nel rispetto, nella conoscenza, nel confronto e nella condivisione della storia dell’altro. Ho cercato, insieme ai “miei ragazzi”, di costruire un linguaggio che non fosse solo tecnico ma umano verso le persone e le culture.
Ho provato, insomma, a trasmettere un idioma di pace e di amore, proprio quello che così spesso vedo dimenticato nel linguaggio dei forti che per questo, forse, sono più insensati e dissennati mentre scavano le loro radici nel linguaggio dell’odio e della guerra.
Che senso ha, oggi, un linguaggio di guerra? Non vi appare fuori tempo e fuori senno in un’epoca dove c’è da reindirizzare il senso della globalizzazione, da occuparsi della nostra (di tutti) Terra e del suo bene che è anche il nostro bene? Che senso ha il linguaggio dell’odio e della separazione quando tutti, allo stesso modo, abbiamo bisogno di unirci, di lavorare insieme per edificare il senso del nostro tempo non solo per noi stessi ma per il futuro dei nostri figli? Che probabilità abbiamo di vivere se continuiamo a cercare nel linguaggio del conflitto e della prevaricazione le risorse per poter alzare la testa al di sopra degli altri?
Il linguaggio della guerra è un linguaggio privo di significato nel nostro tempo. Nessuno lo ama, nessuno lo vuole, nessuno desidera piegarsi alle sue acri conseguenze, eppure siamo costretti non solo a sentirlo ancora ma a esserne sottomessi.
Questo è il tempo del linguaggio della pace, un idioma in cui tutti e ciascuno possano ridare significato al proprio esistere, al tempo che ci è dato, alla possibilità di riscattarsi dalle ingiustizie subite e da quelle differenze che hanno valore solo negli occhi e nelle orecchie dei ciechi e dei sordi di senso.
L’idioma della pace è un invito alla serenità costruita insieme e accanto all’altro, è una lingua che diluisce fino al suo esaurimento quell’odio antico che mette gli uni contro gli altri.
Perché è così difficile imparare questa lingua e perché i potenti non sono i primi a volerla guidare?
Il linguaggio della pace non è fatto di sole parole, ma dalle parole incomincia il senso di una comunicazione. Tutti dovremmo imparare questo idioma e parlarlo a voce alta e chiara, abbandonare quelle formule dissonanti che mettono gli uni contro gli altri, aprire gli occhi al bene e al bello che esiste e di questi fare la sola grammatica del nostro corpo fisico e interiore.