sonetto di primavera, di Adele Libero

Ventuno marzo bussa primavera,
la dea si sveglia e balza sopra i prati,
nell’ora perde il filo e quando è sera
lei stende ancora fiori freschi a strati.

Lo sa l’inverno che non è più l’era
di ritardare il sole e i delicati
suoi primi raggi che, come chimera,
poggiano il gambo sopra i caseggiati.

Dentro le case riempie poi il calore
quel vuoto gelo del duro gennaio
che i muri ci ghiacciava nella notte.

Bambine son le rondini che in rotte,
col petto scuro come nero saio,
nell’ali han le viole dell’ amore.