accadde…oggi: nel 1848 nasce Giulia Turco Turcati Lazzari, di Alberto Pattini

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Ritratto della scrittrice Giulia Turco Turcati, la trentina che per competere con gli uomini nel campo letterario doveva firmarsi con lo pseudonimo di Jacopo Turco

Giulia Turco Turcati, di antiche origini nobiliari, nasce a Trento il 1° aprile 1848 dal barone Simone Turco Turcati (1803-1861) e dalla contessa Virginia Alberti Poja.
La famiglia abitava a Trento in Via SS. Trinità e possedeva anche una grande villa nel centro di Sopramonte, ora sede della Circoscrizione del monte Bondone, dove era consuetudine soggiornarvi nel periodo da maggio a novembre.
La famiglia si estinse con la morte di Giulia, il 3 agosto 1912.

Giulia è stata una figura poliedrica nei vari settori della cultura di fine Ottocento, spaziando dalla botanica alla pittura e alla critica d’arte, dalla novellistica al romanzo, dalla ricerca culinaria alla musica, ottenendo riconoscimenti in ambito locale e nazionale.
La baronessa Giulia Turco Turcati, sposata con il violinista e compositore, direttore d’orchestra e ottimo pittore Raffaello Lazzari (Medicina 3 aprile 1845 – Trento 28 giugno 1924) il 30 ottobre 1877, e sua madre la contessa Virginia Alberti Poja, sono unite da antica amicizia con il pittore Eugenio Prati (1842-1907), loro ospite fin dagli anni settanta nella villa estiva di Sopramonte, vivace luogo di incontro di artisti, letterati, musicisti e uomini di scienza.

La poetessa e scrittrice Luisa Anzoletti ne parla così.

Armonia d’intelletto, che in tutto cercava e prediligeva ciò che più innalza e mobilita la coscienza, ciò che più affina il senso della nostra elevazione morale.
Armonia di virtù generose e di opere benefiche, intese a confortare gli altrui dolori, a sollevare nelle miserie e ad aiutare il prossimo, a far amare e praticare la religione della carità e del sacrifizio.
Armonia d’arte, nel campo della musica, condiviso col degno tuo consorte, e delle lettere, nutrita di un’estesa e ricca cultura, favorita dei doni della fantasia e del fine gusto estetico, produttiva di lavori che serbano impronte ammirevoli.
Armonia di doveri e di vigili cure, dedite con virtuoso oblio, talvolta, delle sue proprie predilezioni intellettuali, alla famiglia; con quell’avito amore della casa, che un giorno sapeva aprire così serene fonti ad ogni attività d’ingegno della donna, e render così amata e desiderata la pace del santuario domestico.
Armonia intera e costante di tutto quel complesso di tradizioni, di educazioni, d’intimi pregi d’animo, d’esteriore dignità signorile, che costituisce il tipo della vera gentildonna: quel tipo di cui per più di un’eletta figura scolpita nella nostra mente, può in particolar modo onorarsi la donna trentina.
(I funerali di Giulia Lazzari in Alto Adige 4-5 agosto 1912)

Giulia prima con la madre Virginia e poi con il marito Raffaello Lazzari frequenta le maggiori esposizioni d’arte di Torino, Milano, Roma, partecipando anche alle prime Biennali di Venezia e all’esposizioni Internazionali al Glaspalast di Monaco di Baviera.

Nell’ambiente aristocratico e culturale trentino il salotto letterario della baronessa Giulia Turcati è noto per essere stato un punto di riferimento dell’arte pittorica, della musica e della letteratura, ma anche delle istanze liberali e del sentimento di italianità.
Oltre alle conversazioni di arte, musica e letteratura, si parla di scienza e di botanica, di politica e di irredentismo.
Si discute delle opere di Verdi e di Wagner, di cui la Turco, ottima pianista in grado di accompagnare il marito nei concerti pubblici, è autrice di un saggio critico, del fermento artistico internazionale, del secessionismo di Monaco di Baviera e delle Biennali veneziane il cui merito organizzativo a livello internazionale è dovuto a Bartolomeo Bezzi.

Nel 1890 Giulia Turcati pubblica con le Officine Giulio Ricordi di Milano, il suo primo lavoro musicale «Salve Regina per canto e pianoforte».
Dal 1894 al 1912 pubblica con lo pseudonimo di Jacopo Turco circa 40 opere letterarie tra cui novelle e romanzi, saggi di critica d’arte, di gastronomia, di botanica e di musica.
Inoltre presso la Biblioteca comunale di Trento sono conservati numerosi manoscritti inediti di novelle e romanzi, di botanica, di micologia, di cucina, di storia alcuni incompleti e di difficile lettura.

Diego Mazzonelli nel 1999 (nel saggio Giulia Turco Turcati Lazzari un’intellettuale trentina di fine ’800, in Donne intellettuali trentine tra Otto e Novecento) scrive così.

La sua prosa oscilla tra d’Annunzio e Fogazzaro e le novelle ed il romanzo Fede risentono nel complesso del clima del romanzo d’appendice e del feuilletton.
Una critica frettolosa potrebbe liquidare queste opere inserendole nella produzione letteraria minore di fine secolo e se non fosse per tutta una serie di caratteristiche assai particolari che distinguono l’impegno della Turco dalla vasta e generica attività letteraria minore di questo particolare secolo.
Le frequenti citazioni in inglese e francese presenti nei suoi testi, i riferimenti letterari ai maggiori autori dell’Ottocento, le annotazioni musicali assai precise e pertinenti, le descrizioni di fatti artistici del passato o a lei contemporanei come ad esempio i riferimenti al fenomeno della Secessione Viennese, la puntuale e talvolta eccessiva precisione terminologica e scientifica, le annotazioni relative a tematiche culturali di ampio respiro, collocano il suo impegno letterario su di un livello più alto di quello del semplice romanzo d’appendice.

Non possiamo dimenticare la passione di Giulia Turcati per la botanica che si rileva con lo studio dei funghi con l’opera I miceti del 1894 e successivamente nello stesso anno con la seconda prova letteraria Fiori d’inverno in cui sono descritte più di ottanta specie di piante e fiori, presentate con rigore scientifico e con un raffinato gusto letterario.

La Lazzari nella novella Salvatrice (in Vita Italiana 16 maggio 1897, p. 124) descrive il giardino della villa a Sopramonte, definendolo «piccolo giardino fuori porta», e con grande semplicità ci trasmette una descrizione chiara e per nulla leziosa.

Le sue grandi capacità letterarie la portano a produrre nel 1904 un’opera di grande impegno dal titolo Ecco il tuo libro di cucina. Manuale pratico di cucina, pasticceria e credenza per l’uso di famiglia, un volume corposo di novecento pagine con tremila ricette e centocinquanta disegni che presenta in copertina una splendida illustrazione del pittore Eugenio Prati.