chi è Rita Barbera, la candidata a Sindaca di Palermo, intervista di Sara Scarafia

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Da direttrice delle carceri cittadine – Pagliarelli prima, Ucciardone poi – ha attraversato gli anni più intensi della storia di Palermo, dal maxi-processo alle stragi alla riscossa civica contro la mafia. È andata in pensione tre anni fa e, a poche settimane dal voto, rompe gli indugi: “Mi candido a sindaca nel deserto del centrosinistra. Lo slogan lo prendo dalle lettere del mio nome, lo stesso di Borsellino e Atria: ricominciare tutti adesso”.

Barbera, ma chi la sostiene?

“Al momento con me c’è un gruppo di circa 200 cittadini. Cresceremo: girerò per i quartieri, incontrerò la gente. Porterò la mia storia”.

In 200 non si vince…

“Lo so bene e infatti dico ai partiti che io ci sono, che sono pronta a metterci la faccia”.

Si sta proponendo al centrosinistra?

“È quello il mio orizzonte politico. Impossibile vedermi dialogare con i sovranisti”.

È stata candidata all’Ars con i Ds e col Pd: perché ha scelto di andare da sola?

“Perché mancano due mesi al voto e vedo la coalizione arrovellarsi su questioni che sfuggono ai più: perimetri, sì o no alle primarie”.

I movimenti civici l’hanno avvicinata: farebbe un passo indietro se glielo chiedesse la coalizione per evitare che ci siano troppi candidati?

“No. Ormai ho deciso. Sono molto contenta dell’attivismo di Mariangela Di Gangi e Valentina Chinnici, entrambe brave ma costrette a stare dentro a certe logiche che infatti le tengono ancora bloccate. Intanto la gente si chiede se potrà vivere in una città con servizi migliori”.

Quindi boccia tutto di Orlando?

“Assolutamente no. Ha fatto diventare Palermo una città inclusiva, solidale, contro ogni discriminazione. Ma non è più il tempo di un uomo solo al comando. Ci vuole una squadra”.

Perché pensa che aver amministrato un carcere l’aiuterà a governare Palermo?

“Sono stata cinque anni a Pagliarelli e otto all’Ucciardone. Un carcere è un microcosmo con le stesse contraddizioni di una città, a cominciare dalla coabitazione tra interessi diversi. È sempre un lavoro di cucitura, di sintesi. Pensiamo al centro storico dove ci sono i titolari dei pub e i residenti”.

Movida certo, ma anche cimiteri, rifiuti. Qual è la sua ricetta?

“Studieremo soluzioni chiedendo a esperti di supportarci. Serve una squadra forte: per questo mi auguro che i partiti si uniscano a noi. Di una cosa sono certa: i cittadini vanno fatti partecipare attivamente alla vita amministrativa attraverso, per esempio, le consulte da convocare periodicamente”.

Vede una squadra di governo in rosa?

“Assolutamente, almeno per la metà, a costo di andarle a cercare lì dove stanno nascoste. Guardando l’orrore della guerra in queste ore penso che il mondo sarebbe un posto migliore se ci fossero più donne leader”.

Sta partendo con una campagna di manifesti?

“Sì, tra qualche giorno compariranno i primi cartelli. Ho chiesto al pubblicitario Carlo Ramo di aiutarmi”.

Lo stesso che nel 2012 inventò per Orlando lo slogan “il sindaco lo sa fare”.

“Sì. Noi al momento non ne abbiamo uno ma nei manifesti ci sarà scritto che ho diretto l’Ucciardone: la gente deve sapere chi sono”.

Come sta finanziando la campagna elettorale? Chi la sostiene?

“Posso essere sincera fino in fondo? In questo momento sto attingendo ai miei risparmi. La sede del comitato elettorale me la sta prestando una persona che mi sostiene: sorgerà in un luogo simbolo, il palazzo di Falcone. L’ammezzato è all’altezza dell’albero. Un segno”.