Beatrice e Dante, di M.A.

BEATRICE e DANTE

Beatrice (Bice) Portinari, nata e morta a Firenze nel 1266/1290 e Dante Alighieri, nato il 1265 a Firenze e morto in esilio a Ravenna nel  1321, sono i protagonisti assoluti di un incontro fatto di sguardi trasformato in  parole divine, una storia che dura da secoli.

Di Beatrice, più banalmente passata ai posteri per la luce riflessa di cui l’avvolge la passione che suscita nel Sommo Poeta, non si hanno notizie certe tranne che era l’ultima di 6 figli del ricco banchiere Folco Portinari, vicino di casa di Dante, andata in moglie a diciannove anni a Simone dei Bardi.

Oltre al genere femminile cui apparteneva  non abbiano altri dati certi o caratteristiche in cui potersi identificare. Possiamo immaginarla, o compatirla, eterea fanciulla in un  mondo in cui per una donna personalità, sogni, desideri, volontà non contavano quasi niente.
Né d’altra parte si sa (non possiamo darlo per certo)  se Beatrice abbia fatto qualcosa perché le cose andassero in modo diverso. Forse al momento dell’incontro, fatale per il Poeta, lei non lo ha  neanche notato, o forse non lo ha considerato interessante, o forse non gli è piaciuto.

Fatto sta che, per obbedienza  o per volere, contrarrà giovanissima un matrimonio combinato e morirà a 24 anni, probabilmente in seguito a parto, come accadeva a tante donne che affrontavano ripetute quanto non sempre desiderate gravidanze. Sepolta nella chiesa di S. Margherita dei Cerchi a Firenze, da questo momento di lei si perdono le tracce mortali.

Eppure Beatrice, senza saperlo allora né mai, è diventata nella nostra cultura una figura immortale grazie alla ‘rappresentazione eterna’ dell’amore ‘eterno’ non corrisposto che accompagnerà tutta l’opera del Poeta.

Quell’afflizione, quel tormento per cui molti uomini oggi tolgono la vita a colei che non li corrisponde,  in Dante si eleva al di là dei limiti umani.
Alla sofferenza contrapporrà una passione platonica che lo  aiuta e sublima la sua crescita spirituale.

Dante è un personaggio politico di spicco, con cariche significative ed un intellettuale a volte controverso.
Non dotato di una grande fisicità né di salute. Né aveva una vita morigerata, né era alieno alla ricchezza, alla fama e al potere. Narcisista quanto consapevole del suo valore. Padrone di una cultura trasformata in fascino. Coraggioso e contemporaneamente idealista.  Pedante, maschilista come era nella prassi del tempo, autoreferenziale, permaloso, sagace. Ma anche contraddistinto da coraggio, onestà e ideali.

Dante, Sommo Poeta e uomo complesso non disdegnava di relazionarsi  con il “gentil” sesso. Sposato con Gemma Donati dalla quale avrà diversi figli, si  riscatta da ogni altro male terreno attraverso l’amore  angelicato per Beatrice, l’unica che non possiederà mai.

Quell’amore, privo di connotazioni sensuali,che  pervade tutta la letteratura dantesca, ma che nella Divina Commedia raggiunge il suo trionfo, legato alla celebrazione della figura della donna come soggetto femminile capace di salvare l’uomo dalla perdizione eterna.
Malgrado che la collocazione quasi divina di Lei, essa è protagonista e sostanza nel divenire lo strumento, il tramite per avvicinarsi a Dio.

Ora, presumere di poter raccontare di Dante e Beatrice sarebbe un’impresa stolta e irriverente. Tentare interpretazioni altresì presuntuoso quanto verboso ed inutile.
Quello che invece genera attenzione è come l’incontro tra l’uomo Dante e la donna Beatrice, riaffermino (ovvio, dipende anche dal quando in senso temporale e storico) differenze comportamentali, atteggiamenti e sentimenti diversi connotati dal genere.

Oggi  un concetto così alto dell’amore, “Che ‘ntender no la può chi no la prova”, sembra apparirci estraneo abituati come siamo a  “controversie” amorose che finiscono, fuori da schemi poetici,  in un lungo bagno di sangue.