la cultura non è un gara da vincere, di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2022/12/07/culture-is-not-a-game-to-win/

Che tristezza questa diffusa impossibilità/incapacità di fare qualcosa senza averne un tornaconto. Dedicarsi al lavoro di un altro non per dialogarne e gratificarlo, ma per mettersi in mostra è alquanto fuori posto e significa che non si riesce a immaginare un dialogo possibile tra sé e gli altri poiché ciò che conta è solo l’immagine di sé.
Un’immagine che si vuole creare, una rappresentazione narcisista di sé molto incauta, in realtà, poiché solo gli sciocchi o coloro che sono ugualmente dei narcisi “sfigati” possono considerare reale e giusta in attesa di ricevere lo stesso trattamento.
Questo è un atteggiamento molto diffuso, tristemente diffuso, in ogni settore della vita e mi delude sempre; quando questo si verifica in situazioni in cui il dialogo sulla cultura, che dovrebbe essere occasione di sprone alla riflessione e confronto delle idee, viene svilito dall’attrazione di sé per sé, questo mi sgomenta.
Immediatamente, la cultura smette di essere proposta, ponte, possibilità per sviluppare coscienza attraverso la conoscenza e l’incontro. Quando questo accade, tutto ciò cui si assiste è l’antitesi della cultura, cioè non ne è la costruzione, ma la sua demolizione.
Che peccato!
Tutto accade senza rispetto alcuno verso i veri interlocutori (chi parla e chi assiste) e sopprimendo ogni possibilità di dialogo tra chi parla e chi ascolta. Più triste ancora quando questo comportamento denota non solo scostumatezza e inadeguatezza, ma ignoranza e deviazione dalla proposta e dal contesto di cui si dovrebbe trattare, per il solo gusto di mettersi in mostra… cultura come spettacolo, insomma, ma uno spettacolo di cui non resta niente.
Essere accanto a un altro durante una conferenza non consente di abusare dello spazo di visibilità concesso per esibirsi sottraendo tempo agli altri. Ci vuole rispetto, consapevolezza, equilibrio, umiltà, capacità di intuizione e ascolto per guidare e costruire un dialogo che lasci un buon segno in chi vi partecipa e apra nuovi percorsi di ricerca e scoperta.
Ci vuole competenza formale e di fatto per costruire cultura, ma, mi chiedo, è ancora questo ciò che si desidera? È cultura esibire sé stessi? Temo, in realtà, che sia solo la sua distruzione.
Nella sua profondità la cultura è un valore e, come tale, va trattata e curata e coltivata e nutrita con il pane dei principi etci, umani e soicali ben superiori all’egoismo e all’esibizione dell’individuo.
La cultura non è una gara da vincere poiché essa, infatti, implica la responsabilità verso coloro che ascoltano e nessuna poltrona deve restare vuota di senso.

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