C’era una volta all’Asinara, di Giampaolo Cassitta, Fratelli Frilli 2023, recensione di Daniela Domenici

E’ uno straordinario, struggente, commovente inno d’amore per un’isola, quella dell’Asinara, dove Cassitta è stato, dal 1985 al 1998, educatore all’interno del carcere; Gianfranco Massidda, che è stato il fanalista dell’Asinara dal 1964 fino al 1982, ha dato modo all’autore di creare, con i suoi appassionati e dettagliati ricordi che partono dal 1939, la tela che compone questo splendido libro.
Estrapolo uno dei tanti paragrafi in cui Cassitta rielabora i pensieri del farista Massidda: “L’Asinara è stato il mio vero passare sulla terra, il mio disegnare la vita, il mio vero senso dell’esistenza. Chi vive in un’isola di venta isola anch’esso. Il faro è solo il cuore adatto a sentirsi parte integrante di quell’infinito sogno fresco, immaturo, solido, leggero. L’Asinara, la mia Asinara, rimarrà per sempre il sentiero della mia esistenza” e quando nel 1982 il faro viene automatizzato, e quindi muore, il farista Gianfranco scrive “non si lasciano soli i fari…chi vive nel faro faro diventa…la mia poesia cancellata da un interruttore, da un marchingegno diabolico e triste…non si uccide così un faro…”
Ed ecco come descrive l’Asinara l’educatore penitenziario Cassitta “per me sono stati tredici anni dove, per mestiere, ho girato nelle diramazioni a incontrare detenuti, tredici anni trascorsi nella discordanza dei giorni. Mai neppure uno uguale all’altro e, forse, neppure simile. Non andavo spesso al faro, non faceva parte dei miei itinerari ma le poche volte che mi sono avvicinato a questo immenso e introverso guerriero sono stato come rapito…L’Asinara è una piramide di sensazioni, strati di storie mai uguali e mai banali. Questo grande scoglio, addensatore di anime inquiete, adesso ci esamina con nuovi silenzi, quelli di un parco, questa grande e bellissima idea di regalare lo scoglio a chiunque abbia davvero voglia di osservarlo dal suo interno”.
E’ un concentrato di pura poesia quest’opera di Cassitta ispirata dai ricordi di Massidda e spero di poter presto visitare quest’isola “addensatrice di anime inquiete” per vivere “la piramide di sensazioni” descritte dall’autore.