Il cognome delle donne, di Aurora Tamigio, Feltrinelli 2023, recensione di Daniela Domenici

È uno dei libri più splendidi che abbia mai letto (e chi mi segue da tempo sa che sono migliaia) questo romanzo d’esordio di Aurora Tamigio, scrittrice siciliana, che ha vinto il premio Bancarella 2024, che si legge in un soffio nonostante le sue 408 pagine e che meriterebbe molti altri premi.

È un’epopea tutta al femminile che affascina, commuove, emoziona, che si svolge nei dintorni di Palermo (che non viene mai citata ma lo si deduce…) e che attraversa il secolo scorso da nonna Rosa, nata agli inizi del Novecento, passando poi per sua figlia Selma e infine le tre nipoti Patrizia, Lavinia e Marinella. Gli uomini non fanno una gran bella figura in questa straordinario romanzo, a parte Sebastiano, marito di Rosa, con cui apre un’osteria: mi riferisco a Santi, marito di Selma, a Donato e Fernando, i suoi fratelli, fino ai vari pretendenti delle tre figlie legate da una formidabile sorellanza: standing ovation!

Cito dalla terza di copertina “un romanzo…che trascina il lettore (e la lettrice NdR) come un fiume: epica popolare, saggezza antica e leggerezza immaginifica, riso e pianto, e poi personaggi impossibili da dimenticare. Lo scrive come se fosse semplice e non lo è. Semplice è leggerlo, non ci si ferma più fino all’ultima pagina”: concordo pienamente, grazie Aurora!

L’autrice dissemina, con apparente nonchalance, lungo la narrazione aggettivi, verbi e modi di dire della lingua siciliana che la rendono ancora più magica: complimenti meritatissimi per lo stile perfetto, ricco, dal ritmo di ampio respiro che diventa veloce nei momenti cruciali: bravissima!

E concludo con la citazione dalla quarta di copertina che dà senso al titolo “lo sapete, vero, che il cognome delle donne è una cosa che non esiste. Portiamo sempre quello di un altro maschio”.