“A che servono questi quattrini” al teatro della Pergola a Firenze

Quest’anno Luigi De Filippo festeggia sessant’anni di carriera e come degna celebrazione, oltre a diventare il direttore artistico del teatro Parioli di Roma intitolato a suo padre Peppino, ha scelto di riportare sulle scene una delle commedie più celebri interpretata da suo padre e da suo zio Eduardo sia a teatro, per la prima volta nel 1940 al Quirino di Roma, che in un film, dallo stesso titolo, del 1942 diretto da Esodo Pratelli: “A che servono questi quattrini” di Armando Curcio, fondatore dell’omonima casa editrice e giornalista. La commedia ha debuttato con grande successo ieri sera al teatro della Pergola dove rimarrà fino a domenica.

Luigi De Filippo, alla splendida età di 82 anni soltanto anagrafici, ritaglia per sé e impersona, in modo delicato e ironico, il ruolo che fu di Eduardo, il marchese Parascandolo, chiamato “il filosofo” perché seguendo le idee della filosofia stoica da ricco che era si ritrova serenamente povero e insegna il disprezzo per i beni materiali a Vincenzino Esposito, il suo più fedele discepolo, un giovane ingenuo, ruolo che fu cavallo di battaglia di suo padre Peppino e che è stato interpretato, secondo noi in modo magistrale, da Paolo Pietrantonio. In questi suoi insegnamenti si fa aiutare da un altro “discepolo”, Marco, che nel film del 1942 era interpretato da Paolo Stoppa e qui da un bravo Gennaro Di Biase. Formidabile Stefania Ventura nella parte della zia di Vincenzino, la signorina Carmela, brava davvero anche Fabiana Russo nel ruolo di Nunziatina, una “pretendente” alla mano di Vincenzino, e anche Vincenzo De Luca in quello del sarto.

Una commedia che nonostante i settant’anni è ancora incredibilmente attuale e alla domanda che pone il titolo il regista risponde con amara ironia “…la commedia vuole dimostrare che i quattrini servono ad apparire ciò che non si è…volendo malignare direi che i quattrini servono oggi come oggi a pagare anche le tasse di quelli che le tasse non le pagano mai, purtroppo…”