La lingua turca

Siccome andrò al Parlamento Europeo a Bruxelles il prossimo 10 maggio per la conferenza di presentazione  del 19° numero della rivista di politica internazionale “Diritto e Libertà” creata e diretta da Mariano Giustino e interamente dedicato alla Turchia e al suo ingresso nell’Unione Europea, numero a cui ho collaborato in qualità di traduttrice di articoli dall’inglese e come recensore di un libro di un’autrice turca, ho deciso, stamattina, di inaugurare, dopo la categoria “Europa – Europe”, quella chiamata “Turchia – Turkey” e ho già pubblicato alcune mie recensioni a libri di autori e autrici turchi.

ora, da brava linguista quale sono, pubblico questo post che ci spiega com’è fatta la lingua turca per imparare  sempre qualcosa di nuovo…

La lingua turca (nome nativo Türkçe o Türk dili, Türkiye Türkçesi) è una lingua altaica appartenente al gruppo linguistico delle lingue turche, con circa 125 milioni di madrelingua in Turchia, a Cipro, in Germania e sparsi per il mondo.

Storia

Il turco era parlato nell’Impero Ottomano usando una versione modificata dell’alfabeto arabo. Nel 1928 Mustafa Kemal Atatürk, nei suoi sforzi per modernizzare la Turchia, rese illegale l’alfabeto arabo e lo rimpiazzò con una versione modificata dell’alfabeto latino. Ora il turco è regolato dall’Organizzazione linguistica turca.

Classificazione

Il turco fa parte di un insieme di lingue tra loro strettamente correlate che include anche il Turco Balcanico, il Gagauz e il Turco Khorasani. Appartiene al sottogruppo delle Lingue turche meridionali, che a loro volta appartengono al gruppo delle Lingue turche, che alcuni linguisti considerano essere parte della disputata famiglia linguistica Altaica (che è considerata essere parte dell’ancora più disputata famiglia linguistica Uralo-Altaica.)

Distribuzione geografica

Il turco è parlato in Turchia e da minoranze di 35 altri paesi. È usato in stati come l’Azerbaijan, la Bulgaria, la Grecia, la parte settentrionale del Cipro occupata dalla Turchia fin dal 1974, la Macedonia, la Romania e l’Uzbekistan.

La riforma linguistica

Dopo l’assunzione dell’Islam come religione ufficiale degli Ottomani, la lingua turca acquisì un vasto numero di prestiti dall’arabo e dal persiano. La letteratura turca, durante il periodo ottomano, specialmente la poesia Diwan, fu fortemente influenzata da forme persiane, con l’adozione dei metri della poesia persiana e infine con l’apporto di un gran numero di parole persiane in turco. Negli oltre seicento anni dell’impero ottomano, la lingua letteraria e ufficiale fu una miscela di turco, persiano e arabo, che differiva considerevolmente dal turco parlato dell’epoca e che viene oggi denominata turco ottomano.

Dopo l’instaurazione della Repubblica, nel 1923 fu istituita un’associazione per la lingua turca (Türk Dil Kurumu, TDK) da parte di Mustafa Kemal Atatürk, allo scopo di condurre ricerche sul turco. Uno dei compiti della neonata associazione fu quella di rimpiazzare i prestiti di origine araba e persiana con equivalenti turchi. La riforma linguistica costituì una parte delle più ampie riforme culturali in corso all’epoca (che erano a loro volta una parte della più vasta struttura delle riforme di Atatürk) e inclusero l’abolizione dell’alfabeto arabo a favore del nuovo alfabeto turco derivato da quello latino, che ha molto contribuito ad aumentare il tasso di alfabetizzazione popolare. Vietando l’uso dei prestiti nella stampa, l’associazione riuscì a rimuovere centinaia di parole arabe dalla lingua. Benché la maggior parte delle parole introdotte dal TDK fossero nuove, esso suggerì pure di riutilizzare antichi termini turchi non più in uso da secoli.

I giovani e gli anziani, in Turchia, tendono a esprimersi con un vocabolario differente a causa di questo repentino cambiamento. Mentre i nati prima degli anni quaranta ricorrono ai vecchi termini di origine araba, i più giovani preferiscono le nuove espressioni. Alcuni neologismi non sono usati altrettanto spesso dei loro vecchi equivalenti, o non sono riusciti a riprodurne esattamente il significato. Il dibattito su vecchio e nuovo nella lingua turca ha anche un significato politico, mentre d’altro canto i settori più religiosi della popolazione tendono a far uso di parole arcaiche sia nella stampa sia nella lingua quotidiana. Di conseguenza, il diverso uso del turco è indicativo dell’adozione o della resistenza alle riforme di Atatürk, avvenute ormai più di settant’anni fa. Gli ultimi decenni hanno visto da parte del TDK una continua opera di creazione di nuove parole turche per rappresentare concetti e tecnologie moderne, che tendono a entrare nella lingua come prestiti (principalmente inglesi), ma l’associazione viene talora criticata per il conio di parole che suonano artificiose e “inventate”.

Comunque, molte delle parole introdotte dal TDK convivono con gli originali. I vari sinonimi – provenienti dal turco antico o introdotti dall’associazione, di origine araba o persiana, o talora provenienti da altre lingue europee come il francese – sono usati per esprimere significati leggermente diversi, specie allorché si parla di cose astratte. È grossomodo ciò che avviene con l’uso delle parole germaniche e di origine romanza in inglese.

Fra le parole sostituite c’è la terminologia geometrica, i punti cardinali, i nomi di alcuni mesi e molti sostantivi e aggettivi. Molte nuove parole sono state tratte da antiche radici verbali.

Fonetica

Una delle caratteristiche del turco è l’armonia vocalica (se la prima vocale di una parola turca è una vocale palatale, la seconda e le altre vocali della parola o sono la stessa o sono altre vocali palatali; es.: Erdem). Si veda anche la Ğ (g dolce).

Lettura delle vocali

A, e, i, o, u sono del tutto simili alle vocali italiane. La ü si legge come in tedesco, come la u francese o lombarda, cioè una intermedia tra la u e la i, pronunciata spingendo la lingua in avanti e verso il palato. Anche la ö si pronuncia come in tedesco, o come i gruppi vocalici francesi eu e oeu (es. beurre = burro; coeur = cuore), cioè una intermedia tra la o e la e. Per quanto riguarda la i, come dalla grafia corretta di İstanbul occorre osservare la differenza tra quella con il punto sia maiuscola che minuscola (İ e i) e quella senza il punto altrettanto maiuscola come minuscola (I e ı). Quella senza punto (ı) ha un suono gutturale a metà strada fra una u e una o, che in italiano usiamo per esempio quando i bambini pronunciano le consonanti senza vocale. Si può averne un’idea se proviamo a pronunciare come due sillabe separate la t e la r della parola tra, notando che si tratta della vocale neutra. A volte sopra le vocali può trovarsi il segno ^, che fa sì che si leggano più lunghe. Questa grafia è usata solo per parole derivate dall’arabo.

Altre differenze di lettura con l’italiano

Le consonanti italiane sono del tutto simili a quelle turche con poche eccezioni:

la c si legge sempre come la g italiana di gelato: Istiklal Caddesi (Via Istiklal) si legge infatti giaddesi.

la ç ha il suono della c italiana di ciao (çocuk, che significa bambino, si legge ciogiuk)

la g è sempre gutturale (gece, che significa notte, si legge ghege)

la ğ non è una vera consonante: serve solo per allungare il suono della vocale che la precede (dağ, che significa montagna, si legge daa)

la h è sempre aspirata

la s è sempre sorda (come in sale)

la ş è uguale al suono sc italiano (Şarap, equivalente turco di vino, si legge ”sciarap)

la y è la i semivocale

la z è uguale alla s sonora di rosa

Grammatica

Il turco, come il finlandese e l’ungherese, è una lingua agglutinante. È noto che possieda moltissimi suffissi e pochi prefissi. La sintassi della frase è Soggetto Oggetto Verbo come nel giapponese e nel latino. La grammatica turca è sistematica ed ha un unico sostantivo irregolare su (acqua) ed un unico verbo irregolare, essere, che difetta della forma infinitiva (come anche delle forme indipendenti, si supplisce con il verbo olmak).

Regola dell’eufonia

Come si è detto esistono due gruppi vocalici: “e i ö ü” e “a ı o u”. Ogni suffisso e desinenza ha almeno due forme con una vocale scelta da ciascuno dei gruppi. Considerando l’ultima vocale della parola alla quale deve essere aggiunto il suffisso si sceglierà la forma dello stesso gruppo vocalico. Questa regola è chiamata anche armonia vocalica. Esempio: il suffisso del plurale può essere -lar o -ler. ev (casa) → evler (case) oda (stanza) → odalar (stanze) iş (lavoro) → işler (lavori) kapı (porta) → kapılar (porte) göl (lago) → göller (laghi) yol (strada) → yollar (strade) gün (giorno) → günler (giorni) grup (gruppo) → gruplar (gruppi).

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