Vantaggi e svantaggi della permanenza dell’Italia nella zona Euro, analisi di Adele Libero

L’Italia è nell’Eurozona (17 Paesi europei con 329 milioni di cittadini) fin dalla sua fondazione e dal gennaio del 2002 l’euro è diventata l’unica moneta in circolazione nel nostro Paese, sostituendo definitivamente la vecchia Lira italiana.

L’abbandono della lira ha portato subito una grande stabilità nell’eurozona: gli operatori economici ed anche i singoli cittadini hanno goduto della stabilità monetaria, cioè dell’azzeramento dei rischi di cambio in precedenza affrontati ogni qualvolta si acquistava o si vendeva in uno stato europeo. I tassi di cambio, infatti, cambiavano continuamente ed un operatore economico non poteva mai esser certo di concludere un acquisto o una vendita con profitto, tranne se non si copriva (cioè si faceva a sue spese un’assicurazione con una banca) dal rischio di cambio.

La libertà di circolazione di merci e persone, l’abbattimento delle dogane, inoltre, ha agevolato tutti gli scambi di beni e servizi, ampliando anche le possibilità di impiego di chi è cittadino europeo, potendosi trasferire, se lo desidera e se ci sono migliori occasioni, in un altro stato.

Con l’eurozona, inoltre, si è costituito  una sorta di  club forte, dato che essa comprende paesi economicamente molto validi  come Germania, Francia, Olanda, Austria e, inizialmente erano ritenute forti anche Spagna e Italia. Questo club è in grado di confrontarsi molto meglio delle singole vecchie valute con  le altre economie mondiali, quelle basate sul dollaro USA o sullo Yen, ad esempio.

Un sogno cullato da anni da nostri padri fondatori, che si avverava e portava benefici per tutti.

Tuttavia va tenuto presente che per entrare e continuare a far parte di questo club ci sono degli scotti da pagare. Quando si uniscono i borsellini, infatti, se uno è più ricco e l’altro è più povero bisogna fare in modo che i vantaggi non siano tutti da una sola parte. Certamente Italia e Germania non hanno le stesse disponibilità finanziarie, non la stessa produzione industriale e, soprattutto, non lo stesso indebitamento statale.

Allora per entrare nel club abbiamo dovuto fare dei grossi sacrifici, tagliando di molto le spese statali, cercando di diminuire l’indebitamento, peraltro senza riuscirci, introducendo nuove tasse a carico di cittadini ed imprese. Tutto questo, unitamente anche a crisi finanziarie sui mercati internazionali, ha depresso l’economia italiana ed anche quella di altri paesi europei, come la Grecia e la Spagna, che, pur di continuare a rimanere nell’Euro rispettando i noti parametri di Maastricht (quelli che avrebbero dovuto rendere omogenee le economie degli stati membri) stanno ormai registrando effetti disastrosi. Le imprese e lo stato non investono, non assumono nuovi dipendenti e quindi la disoccupazione è alle stelle in molti stati europei; i consumi privati, a causa delle tasse e della stagnazione economica, sono diminuiti e quindi la produzione industriale registra diminuzioni su diminuzioni.

A questo punto  in molti si sta facendo strada il sospetto che potrebbe essere positivo un abbandono dell’euro.

Ma quali potrebbero essere le conseguenze? Difficile, se non impossibile, ipotizzarle tutte. Ma in primo luogo possiamo ritenere che le Agenzie di Rating, quelle che valutano  i  nostri titoli di stato emessi a fronte del debito pubblico (circa 2.000 miliardi di euro) emetterebbero subito un giudizio negativo sui titoli, riducendoli a “Junk bonds” (titoli spazzatura) in quanto non avrebbero più il supporto della Banca Centrale Europea.

I poveri possessori di questi titoli, dunque, si troverebbero con carta straccia in mano. Le banche italiane, che ne posseggono quantità rilevantissime, sarebbero a loro volta molto mal giudicate dalle predette Agenzie e molte di esse perderebbero la fiducia del mercato e potrebbero andare incontro al fallimento.

La nostra vecchia lira, in questo scenario appena delineato, perderebbe subito valore rispetto alle altre valute e si genererebbe una spirale di inflazione non quantificabile (alcuni pensano ad almeno un 50%).

Dunque tutte le attività del nostro Paese, denominate nella nuova Lira, varrebbero il 50% in meno, gli stipendi, le pensioni, i titoli di credito, tutto. Per contro tutto ciò che importeremmo dall’estero sarebbe più caro del 50%, ipotizziamo, e la benzina, l’elettricità, insomma tutto ciò che serve alla produzione avrebbe un costo proibitivo.

Forse, pur sopportando tutti i sacrifici che ci impone il restare nell’area euro, rimane al momento  lo scenario migliore.  Per uscire dalla crisi, comunque, occorrerebbe più elasticità da parte delle Autorità Monetarie europee che dovrebbero consentire più investimenti mirati a risollevare all’economia anche se questo porterebbe un momentaneo aumento dell’indebitamento.  Altrimenti faremo davvero la fine della Grecia.

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Advantages and disadvantages for Italy of staying  in the Euro zone

Italy is the Euro zone (17 countries, with 329 million people) since its foundation, and since January 2002, the euro has became the sole currency in circulation in our country, finally replacing the old Italian lira.
By leaving Italian Lira there has been immediately great stability in the euro zone: the economic operators as well as individual citizens have enjoyed monetary stability, ie zeroing exchange risks previously possible whenever you bought or sold in an European  state. The currency exchange rates, in fact, constantly changed and a trader could never be sure of concluding a purchase or a sale with  a profit, but if they had are not covered (ie it at his costs with a bank) the exchange risk.
The freedom of movement of goods and people, the freeing of Customs has also facilitated all trade in goods and services, expanding in this way the possibilities of use of those European citizens, who are able to move, if they wish and if there are better occasions, in another state.

The euro-zone also has created a sort of strong club, given that it includes countries that are economically very valuable as Germany, France, Holland, Austria, and initially were considered strong even Spain and Italy. This club is able to cope much better than the old single statesd y with other world economies, those based on the U.S. dollar or the yen, for example.

A dream cherished for years by our founding fathers became true and brought benefits to everybody.

However, it must be remembered that to enter and continue to be part of this club there are many penalties to pay. When you join the purses in fact, if one is rich and the other is poor it has to be  sure that the the benefits are not for one side only.  Certainly Italy and Germany do not have the same financial resources, not the same industrial production and, above all, not the public debt.
Then to join the club we had to make great sacrifices, by cutting state spending much, by  trying to reduce the debt, however unsuccessfully, by introducing new taxes on citizens and businesses. This, linked also to financial crises in the international markets, has resulted in the Italian economy depression and also the ones of other European countries, such as Greece and Spain, which, in order to continue to remain in the Euro zone and to  adhere to  the Maastricht criteria (those who were supposed to standardize the economies of the member states) are now recording disastrous effects. Companies and the state do not invest, then do not hire new employees and unemployment is skyrocketing in many European countries, private consumption, because of taxes and economic stagnation, and then decreased industrial production are recording even more  decreases.
At this point many are starting to think that  it might be a good idea to leave  euro.
But what could be the consequences?  Difficult, if not impossible, to forecast  all. But in the first place  we may assume that the Rating Agencies, those that evaluate  our government bonds issued for financing of public debt (about EUR 2,000 billion) immediately would give  a negative assessment of  the Italian bonds, reducing them to “Junk bonds”  because they would no longer have the support of the European Central Bank.
The poor owners of these securities, therefore, would have in their hands almost waste paper.  Italian banks, which possess very considerable amount of these bonds,  would in turn be assessed   very badly judged by the aforementioned agencies and many of them would lose the confidence on the market and could face bankruptcy.
Our old lira, in this scenario just outlined, immediately would lose value against other currencies and generate a spiral of inflation in an amount not quantifiable (some think at least 50%).

So the activities of our country, denominated in Lira, would be worth 50% less, salaries, pensions, debt, everything. On the other hand all that goods we would import from  abroad would be more expensive than 50%, we assume, gasoline, electricity, everything that used to produce would be cost-prohibitive.
Perhaps, even bearing all the sacrifices that requires us to remain  in the euro, is currently the best scenario. To overcome the crisis, however, there should be more flexibility of the European Monetary Authorities, that  should allow more targeted investments to revive the economy, even if this would lead to a momentary increase in debt. Otherwise we really the can reach the not enviable levels of  Greece.