Una patatina nello zucchero al Teatro Lungobinario a Firenze, recensione di Daniela Domenici

una patatina nello zucchero da eventi.saimicadove.

Secondo spettacolo del cartellone del “neonato” teatro Lungobinario: è di scena il monologo “Una patatina nello zucchero” di Alan Bennett interpretato e diretto da Aldo Innocenti.
Avevo già visto, applaudito e recensito questo spettacolo quattro mesi fa ma, come mi accade talvolta, ho voluto nuovamente essere presente per apprezzarne ulteriormente i dettagli sfuggiti, forse, alla prima analisi.
“una patatina nello zucchero” è un breve ma intenso monologo dalle sfumature delicate in cui Graham, un uomo di mezza età scapolo e disadattato che vive ancora con la madre ottantenne si racconta con struggente tenerezza dando vita ai personaggi della sua storia dal suo punto di vista, senza mai uscire dalle quattro mura della sua stanza, riuscendo a descriverci uno spaccato della sua vita fatta d’infinita solitudine, di profondo disadattamento, di commovente voglia di farsi ascoltare, in una parola: di essere amato per quello che è.
La scenografia minimalista, due sole sedie, una piccola bianca e una grande rossa su cui il protagonista si siede alternativamente, vuole evidenziare il continuo passaggio tra l’adulto e il bambino, entrambi schiacciati dagli eventi più grandi di lui, ed enfatizzarne le paure.
Ancora una volta straordinario Aldo Innocenti, bravissimo nell’interpretare, con voci e gestualità diverse e pertinenti, oltre naturalmente a Graham, il lucido narratore-protagonista, sua madre con la quale c’è un rapporto morboso di amore-necessità, la vecchia fiamma di gioventù, ritrovata e poi fortunatamente persa grazie alla sagacia di Graham, e un sacerdote.
Concludo con questa parole dal foglio di sala: “Una patatina nello zucchero” rispecchia la società di oggi dove la solitudine condiziona la vita di ogni essere umano. Quanti Graham ci sono intorno a noi? Molti…l’individualità imperversa…non coltiviamo più le amicizie, non capiamo e non veniamo capiti, non parliamo e non ascoltiamo, non aiutiamo e non veniamo aiutati…”: ringrazio Aldo Innocenti per aver voluto riproporre questo testo

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