La casa dei giorni dispersi di Michela Franco Celani, recensione di Daniela Domenici

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Ancora un altro splendido libro di un’autrice italiana, che non conoscevo fino a oggi, mi ha nuovamente “chiamato” nel giro di pochi giorni e mi ha ammaliato regalandomi emozioni ininterrotte “costringendomi” a finirlo subito come da tempo non mi accadeva.

“La casa dei giorni dispersi” è un libro del 2009 la cui autrice è Michela Franco Celani, nata a Trieste, germanista, editorialista di costume e traduttrice, come leggo nella sua biografia in terza di copertina.

Il protagonista è un uomo di mezza età che è “contornato” solo da donne iniziando dalla sua amatissima cagna Giona, dalla sua amica di gioventù Eleonora, dalla sua seconda moglie Regina, dalla prima, Maria e dall’amica di Eleonora, Andrea.

Dalla seconda di copertina prendo in prestito le seguenti parole che mi trovano totalmente consonante: “in questo romanzo, che è un susseguirsi di rivelazioni e di colpi di scena, l’autrice svela il lato oscuro dei sentimenti che ci sforziamo di dimenticare, che neghiamo spesso per non soffrire troppo ma che rimane nell’anima in attesa di emergere. Racconta di uomini chiusi e assordati e di donne in cui la vita scorre dentro, disposte a pagare un prezzo altissimo per amare e vivere con coerenza.” E infatti i due splendidi ritratti femminili di Eleonora e di Maria commuovono per come le due donne riescono, a prezzo di sacrifici diversi ma devastanti, a vivere la vita che sognavano con struggente coerenza. Chi ne esce con le ossa rotte è proprio il protagonista che subisce una serie di abbandoni diversi, sempre al femminile, perché, pur provandoci, non è in grado di capire ed entrare nella mente e nel cuore dell’altra metà del cielo.

Commoventi le parti del libro dedicate a Giona, chiunque ami gli animali in genere e i cani in particolare non potrà non riconoscersi nelle descrizioni del rapporto di puro amore senza bisogno di parole tra il protagonista e la sua amatissima Giona.

E struggenti anche quelle in cui descrive il rapporto d’amicizia-sostegno tra Eleonora e la piccola Andrea, vittima di una delle più tremende patologie del secolo: l’anoressia.

Ancora dalla seconda di copertina: “(questo romanzo) lascia un ricordo tenace di scrittura densa e coinvolgente, forte e sensibile, tesa” e aggiungo, sempre in veste di correttrice di bozze ed editor, una scrittura assolutamente priva di quelle manchevolezze che, purtroppo, trovo in molti testi e cioè l’errato uso della punteggiatura, della concordanza temporale e dei sinonimi.

Grazie Michela, felice di averti “incontrato”, spero di leggere presto le altre tue opere.