“Il giardino degli oleandri” di Rosa Ventrella, recensione di Daniela Domenici

il giardino degli oleandri

Ancora una volta un’autrice italiana contemporanea, a me sconosciuta fino a oggi, mi ha ammaliato a tal punto che le 371 pagine del suo libro sono volate via in un soffio e ne sono ancora sotto l’effetto mentre scrivo questa recensione.

“Il giardino degli oleandri” è l’opera prima di Rosa Ventrella che, leggo nella biografia, è nata a Bari, è laureata in storia contemporanea, ha scritto articoli per riviste storiche, è stata editor e insegna lettere da molti anni; e nei dintorni della “sua” Bari è ambientato questa storia che è “una saga familiare con il volto di quattro donne coraggiose e uniche”, ha inizio nel 1938 e copre un lungo arco di tempo ma rimane “ancorato” geograficamente sempre allo stesso luogo: un giardino e la casa a cui appartiene, quella della Margiala e delle sue tre figlie, Rosetta, Cornelia e Diamante, la più piccola che è la splendida narratrice-affabulatrice.

Vediamo dipanarsi tutte le vicende attraverso i suoi occhi, prima di bambina di nove anni, poi adolescente e infine donna anziana e intorno a lei si muoveranno, come in un romanzo della Allende a cui è stata, secondo me a ragione, paragonata decine di personaggi femminili e maschili, tutti straordinariamente descritti sia fisicamente che psicologicamente.

In primis, naturalmente, sua madre Anita, soprannominata la Margiala, donna di rara bellezza, che ha il potere di lenire i dolori, aiutare a partorire e togliere il malocchio e che dispensa questi suoi doni a tutti nel paese; è dotata di questo carisma che spera venga ereditato da qualcuna delle tre figlie, da Diamante in particolare, affronta i lutti con un coraggio che sembra freddezza e dirige la vita familiare con polso fermo fino alla morte in età avanzata. E poi ci sono le deliziose “comari”, figure importanti nel microcosmo della vita del paese, e le due sorelle di Diamante, diametralmente opposte ma entrambe importanti nella vita di Diamante.

Sono varie le figure maschili in questo splendido libro ma le più importanti sono i due figli della Margiala, i mariti delle sue due figlie più grandi, il piccolo Pietro e il marito Agostino che la lascia presto vedova ed è forse l’unico uomo caratterizzato positivamente; c’è Antonio che sarà fondamentale, nel bene e nel male, nella vita di Diamante. Sembra di poterlo visualizzare così come tutti i protagonisti della storia di cui si possono quasi ammirare i colori dei paesaggi descritti, avvertire i profumi e gustare i sapori delle pietanze preparate, secondo la tradizione barese, dalle quattro donne di questa emozionante saga dei giorni nostri.