“Tramezzini senza Deborah” di Antonella Cristofani, recensione di Daniela Domenici

tramezzini senza deborah

“Quando si supera una malattia grave se ne esce dimezzati, con organi malati resecati senza pietà e altri invece rigenerati e mantenuti. Questo avviene anche nella mente: si sfrondano sentimenti, emozioni, patimenti che oramai facevano solo la funzione di nuocere al nuovo ecosistema stabilitosi e si rinvigoriscono invece quei piani emozionali che ancora vibrano. Accanto ad essi nascono nuove pulsioni che affiancano lo spirito convalescente, il quale usa linguaggi diversi, meno scherzosi, forse”: ed è per questo che Antonella Cristofani, pedagogista e scrittrice romana, dopo aver superato la sua tremenda malattia ha voluto cimentarsi nuovamente con una raccolta di racconti dando alle stampe “Tramezzini senza Deborah”.

Seguo l‘attività narrativa di Antonella da tempo; nell’ottobre 2001 ha pubblicato il suo primo libro di racconti “Uscita che fu di lì”

https://danielaedintorni.com/2011/08/15/%E2%80%9Cuscita-che-fu-di-li%E2%80%9D-di-antonella-cristofani-%E2%80%93-sovera-editore/

e nel dicembre 2006 una seconda raccolta di racconti dal titolo “La figlia dell’oca bianca”

https://danielaedintorni.com/2011/08/30/%E2%80%9Cla-figlia-dell%E2%80%99oca-bianca%E2%80%9D-di-antonella-cristofani-%E2%80%93-sovera-editore/

Poi nel giugno 2010 ha dato alle stampe il suo delizioso e struggente romanzo “Gemelli sì, ma biovulari” sotto lo pseudonimo di Marca Sfavilla che mi ha commosso e fatto sorridere

http://www.italianotizie.it/?p=14508

Ancora una volta Antonella Cristofani ha fatto centro colorando con la sua splendida, talvolta surreale, ironia i tanti racconti di questa nuova raccolta che spaziano da “Materasso ‘44”, in cui l’autrice racconta un momento di vita da lei vissuta da bambina durante i bombardamenti, sempre con un tocco delicato pur nella tragedia della guerra, a “New media systems” nel quale la protagonista è una telescrivente che viene personalizzata da Antonella con sentimenti umani comportandosi di conseguenza.

Delizioso, divertente, molto vero e attuale è “Emaillario di Cunegonda” in cui la Cristofani riporta nei dettagli la corrispondenza via mail tra un’autrice che desidera veder pubblicata la propria opera e una casa editrice self-publishing; per l’occasione crea quest’originale neologismo, “emaillario”, che trasforma lo scambio di mail in un carteggio d’altri tempi. Bellissimo, commovente e un po’ surreale è il racconto “L’ospite” mentre “Tramezzini senza Deborah”, che dà il titolo alla raccolta, è frizzante e tutto al femminile perché le protagoniste sono un gruppo di donne che si ritrovano, anno dopo anno, per un tè…con tramezzini, appunto.

I racconti che Antonella Cristofani ha riunito in questo suo libro “post malattia” sono molti di più; ho voluto darvene solo un assaggio per stimolare la vostra curiosità e spingervi a leggerli tutti, lo meritano.