“Camicette bianche – Oltre l’8 marzo” di Ester Rizzo, recensione di Daniela Domenici

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Questo libro nasce…da un atto d’amore. Amore verso le giovani vite spezzate che trovarono la morte in modo così terribile e quasi del tutto dimenticate. Amore per i migranti di tutti i tempi e di tutti i mari per ricordare che i confini sono solo delle invenzioni umane e che la Terra appartiene a tutti. Amore per tutte le donne che hanno lottato con tenacia per migliorare il mondo. Amore per tutti quelli che alimentano la fiamma del ricordo affinché il passato possa servire per migliorare il presente. Amore per la giustizia ma anche amore per il perdono affinché l’odio non prevalga mai e non soffochi la nostra umanità. Amore per tutte le donne ultime fra gli ultimi, vittime di quotidiana violenza e discriminazione”: l’opera prima di Ester Rizzo “Camicette bianche” nasce quindi da un atto d’amore plurimo e di amore è intrisa ogni sua singola pagina sin dalle prime in cui l’autrice descrive con straordinaria vis narrativa piena di commovente passione il terribile incendio che il 25 marzo 1911 provocò la morte di 126 operaie, tra cui 38 italiane, a New York arricchendolo di così tanti dettagli che sembra di poter realmente vedere e sentire cosa accadde esattamente quel giorno di cento tre anni fa.

Nelle pagine seguenti, poi, Ester Rizzo, grazie a un certosino e straordinario lavoro di ricerca, ricostruisce e ci narra le loro vite a partire dai loro atti di nascita e visitando, quando possibile, i rispettivi paesi d’origine per far riaffiorare un episodio gravissimo della storia di tutti noi e ridare dignità a quelle donne, di ogni età e provenienza, vittime di quel tremendo incendio nella fabbrica di camicette in cui lavoravano sottopagate e sfruttate, senza alcun diritto. Come scrive Maria Pia Ercolini, ideatrice del progetto “Toponomastica femminile”, nel suo contributo al libro: “…Recuperare il loro ricordo nei luoghi che le hanno viste nascere e in cui hanno trascorso la loro adolescenza e la prima giovinezza significa tramandare alle nuove generazioni che il lavoro è fatica e sacrificio, ma soprattutto che nessuna ricchezza è lecita quando viene costruita calpestando la dignità di altri individui…”

Ringraziamo Ester Rizzo per aver caparbiamente voluto far riemergere dall’oblio questa storia perché, come lei stessa scrive a conclusione del suo libro, “…ancora oggi la vita di tante donne finisce nel rogo di una fabbrica italiana o del sud est asiatico, su un barcone o nelle acque profonde del Mediterraneo. Emigrate e operaie: tante tra loro umiliate, ieri come oggi. Tante sfruttate e sottopagate. Ieri come oggi. Troppe persone che viaggiano ancora su vagoni colmi di umanità dolente”.

 

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