“Félicie de Fauveau – una scultrice romantica da Parigi a Firenze” di Silvia Mascalchi – Leo S.Olschki editore, recensione di di Daniela Domenici

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Qualche volta i social network, se usati appropriatamente, sono un mezzo di conoscenza e conseguente arricchimento: questo incipit per dire che è grazie a uno di loro che mi è stato segnalato questo saggio di cui mi ha fatto gentile dono l’autrice con la quale ci siamo poi conosciute de visu e non più solo virtualmente.

E’ un libro gioiello sin dalla copertina e dalla perfetta impaginazione, uno di quei testi che hai quasi timore di rovinare, che tieni tra le mani con delicatezza e nel quale mi sono immersa per arricchirmi con la storia di questa scultrice di origine francese che è vissuta per più di cinquant’anni a Firenze “stabilendo il proprio laboratorio nel quartiere di Santo Spirito” e la cui vicenda “contribuisce significativamente a un’articolata comprensione della vita artistica e culturale della Firenze ottocentesca”.

L’autrice, Silvia Mascalchi, storica dell’arte che è stata docente all’Istituto d’Arte e all’Università di Firenze e che lavora attualmente nella sezione Didattica del Polo Museale Fiorentino, ha voluto, con questa sua opera così dettagliata e affascinante, ripercorrere le “tracce di una presenza” perché  Felicie de Fauveau è stata non solo un’artista che ha suscitato l’ammirazione di critici prestigiosi e ha ottenuto incarichi da committenti importanti ma è stata anche la sostenitrice, partecipe e convinta, di un progetto politico nella sua mai dimenticata terra d’origine, in Vandea, diventando così un punto di riferimento per il nascente movimento di indipendenza delle donne. Ed è quindi inspiegabile e incomprensibile l’oblio in cui è caduta all’indomani della sua morte, il 12 dicembre 1886, quest’artista che è stata uno dei personaggi più significativi di quel folto e variegato mondo di “forestieri” che nel corso del 19° secolo ha eletto Firenze a propria patria ideale.

Dal punto di vista strutturale sono due gli elementi che arricchiscono il libro: il primo è che ogni capitolo del saggio della Mascalchi così come la premessa di Maurizio Bossi, del Centro Romantico del Gabinetto Viessieux, e la riflessione introduttiva di Marco Lombardi, francesista dell’Università di Firenze, è tradotto in francese per essere maggiormente fruibile anche in Francia dove il saggio è stato già presentato. Il secondo elemento che lo rende un gioiello è la ricchissima parte iconografica, le foto di alcune delle innumerevoli opere di Felicie che si concludono con la lapide per la propria tomba, nel cimitero comunale di San Felice a Ema, che l’artista volle creare incidendovi queste tre parole “labeur, honneur, douleur” che l’amico Charles Louis de Fredy de Coubertin così commentò: “Ces trois mots disent parfaitement le caractère de sa vie: ceux qui l’ont connue et aimée la retrouveront tout entière dans cette breve èpitaphe”.

Felicie de Fauveau, un’artista e un’intellettuale che sono stata felice e onorata di conoscere grazie alla ricerca, accurata e puntuale, di Silvia Mascalchi e a alla quale Firenze dovrebbe intitolare una strada o una piazza, possibilmente nel quartiere in cui ha vissuto e operato.

 

 

 

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