“Acquanera” di Valentina D’Urbano, Longanesi, recensione di Daniela Domenici

 acquanera

Sono appena riemersa da “Acquanera” ma solo perché il libro è finito dopo 357 pagine che ho divorato in un soffio e che mi hanno fatto “innamorare” per la seconda volta dopo “Il rumore dei tuoi passi”, opera prima di Valentina D’Urbano che ho recensito un anno e mezzo fa

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Secondo libro-capolavoro (secondo la mia personalissima opinione) di questa giovane scrittrice (e illustratrice) romana che narra, come si legge in copertina, la storia di “tre donne, tre generazioni legate da un segreto sospeso tra luce e buio”.

E’ un affascinante melange di magia, sogno, mistero, rapporti dolorosi, cose non dette, il tutto ambientatoa in un luogo-non luogo fuori dal mondo, un paesino che dà su un lago la cui “acquanera” affascina, ammalia ma nasconde e conserva segreti, ma anche nel cimitero del paese che diventa il rifugio preferito di due delle protagoniste.

Le tre donne sono Elsa, Onda e Fortuna ma insieme a loro c’è anche Clara e, soprattutto, Maria Luce, anzi, solo Luce; anche i nomi scelti da Valentina D’Urbano, come potete immaginare, sono simbolici, perfetti, così come i “doni” cha caratterizzano ognuna di loro, “donne tenaci e coraggiose, ognuna a suo modo”.

Per Fortuna, la più giovane, è arrivato però il momento di trovare il bandolo dei segreti celati nella storia della sua strana famiglia, di capire quale sia la “natura di quella forza invisibile…riuscire a darle un nome. Sperando che si chiami Amore”. E per riuscirci dovrà venire a patti col suo passato e ci proverà con l’aiuto dell’unica persona, oltre a Elsa e Luce, che le abbia mai dato un po’ di amore e che si rivelerà solo nelle ultime pagine del libro.

Ancora una volta ringrazio Valentina per le infinite emozioni che mi ha regalato e per la commozione che mi ha fatto provare: rimarranno con me ancora a lungo.