“…Giochiamo che ero…- conversazione con chi ama la scuola” di Loredana De Vita, Armando editore, recensione di Daniela Domenici

 giochiamo che ero

Essere educatori è sentire una missione che corrisponde quasi a una vocazione: accogliere tra le mani le anime dei giovani che ci sono affidati per aiutarli a crescere sostenendoli, stimolandoli a cercare nel profondo dell’esistenza un senso per vivere. Educare è essere presenti con tutti se stessi, insegnare con l’esempio concreto  del proprio agire quotidiano, insegnare oltre e per mezzo della cultura delle diverse discipline, la cultura del rispetto, dell’amore, della gratuità, del perdono” e ancora “…ogni docente è chiamato o, meglio, si è chiamato a scegliere di crescere e formare giovani anime, spesso disorientate e sfiduciate, cui proporre un senso, un progetto, una direzione…giochiamo che ero…sono…è già domani”: in queste parole del primo capitolo del suo libro Loredana De Vita, docente e scrittrice napoletana, c’è tutto il senso di cosa intenda lei, e anche la sottoscritta, sull’insegnamento come missione.

Questo suo bellissimo saggio è un concentrato di suggerimenti così denso di spunti che, ancora una volta, come mi è capitato nei suoi libri precedenti, mi mette in difficoltà su quali proporvi estrapolandoli dal testo. Basterebbero già i titoli dei paragrafi per darvene un’idea, eccone alcuni: “la scuola è fatta di persone – la novità di essere – educarsi per educare – la certezza di esserci” e ancora più arricchente la parte finale in cui l’autrice ci regala dei “brani di riferimento”, alcuni celeberrimi, altri meno che andrebbero incisi nei nostri cuori e nelle nostre menti ogni volta che ci troviamo a iniziare un percorso con i discenti che ci vengono affidati perché, come conclude l’autrice “il mondo è nelle mani degli educatori. Di questo dobbiamo acquisire coscienza e con fedeltà dare alla nostra esistenza di educatori l’impulso rinnovato di una maggiore fedeltà alla nostra dignità di persone e di professionisti per conferire pari dignità alla scuola stessa e al ruolo che essa esercita, comunque, nel sociale…questo significa che siamo, ancora una volta, respons-abili delle situazioni che non saremo in grado di gestire e progettare…

Ancora una volta grazie, Loredana, da una collega che ama la scuola come te.