“In punta di piedi”, racconto breve di Stella Stollo tratto dalla raccolta “Racconti scritti con i piedi”, recensione di Daniela Domenici

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Il titolo di questa raccolta di racconti regala subito un sorriso perché gioca con deliziosa ironia sull’assunto popolare che quando una cosa non è venuta bene si dice che è stata fatta con i piedi.

Tra le opere che compongono questa silloge ho avuto il piacere di leggere quello di Stella Stollo dal titolo “In punta di piedi” che pur nella sua brevità è denso di spunti di riflessione.

L’autrice, di origine umbra ma che vive e opera in Toscana e della quale ho già recensito due opere, ha soffermato la sua attenzione sulla figura, assai poco conosciuta, di Antonia, figlia del pittore Paolo Di Dono, più noto come Paolo Uccello, e ha saputo condensare in poche pagine la vita di questa “pittoressa”, come viene da lei definita Antonia, di cui si hanno pochissime notizie certe e sulla quale ha immaginato una storia che sembra assolutamente vera, come se Stollo avesse davvero vissuto in quei giorni e in quei luoghi.

Alle donne, all’epoca (e in molti luoghi del mondo ancora oggi), era proibito fare mestieri da uomo come la pittura, per esempio; Antonia, purtroppo, come spesso accade per i motivi più vari, subisce l’incomprensione della madre che, gelosa della sua arte, la tratta malamente e vorrebbe costringerla a un matrimonio di convenienza data anche la situazione economica poco florida della famiglia. Il padre Paolo, invece, sostiene la figlia, le insegna tutti i trucchi della sua arte andando controcorrente e quando ne capisce la sofferenza l’aiuta a eludere il matrimonio chiudendosi in convento dove Antonia  troverà, finalmente, l’ambiente adatto per esprimere tutta la sua creatività e dove diverrà nota come l’Uccellina, in memoria di suo padre.

Deliziosa l’idea, immaginata dall’autrice, che Antonia possa aver provato, almeno per una volta, le gioie dell’amore anche fisico prima della reclusione conventuale e dolcissima la descrizione di quel momento.

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