A Scandicci una scuola dedicata ad Alice Sturiale, autrice de “Il libro di Alice”

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Alice Sturiale ha vissuto solo 12 anni. Viveva a Firenze ed era affetta da una malattia congenita che le impediva di camminare, ma non di volare incontro alla vita, con tutta la sua forza e la profondità dei suoi sentimenti. Figlia di due persone intelligenti e circondata da un ambiente amichevole, ha vissuto la sua breve vita con entusiasmo e senso di avventura, non arrendendosi di fronte alle difficoltà.


Così si descrive in quarta elementare: “Io sono soddisfatta di quello che sono. Mi chiamo Alice, i miei mi chiamano ‘serpe’, ma io non mi offendo perché sono abbastanza contenta del mio carattere dispettoso.”

“Ho una statura media, le gambe lunghe, non sono tanto grassa, ma neanche magra. Ho gli occhi verdi, espressivi, grandi; il mio viso è leggermente spruzzato da lentiggini; la bocca piccola e due dentoni sporgenti da Zanna Bianca… Ho molti pregi, però ammetto di avere anche molti difetti, come il carattere permaloso. Fra i pregi, invece, c’è che sono estroversa, mi inserisco bene tra gli amici e mi piace la compagnia di tutti… Ho una passione per lo sport anche se non è possibile realizzarli tutti perché ho qualche problema motorio per cui non posso camminare, comunque scio e di questo sono molto contenta.”

Nella sua vita Alice non ha conosciuto solo la sofferenza, ma è stata felice, come grida la copertina del libro con cui è stato pubblicato il suo diario.

Questo libro raccoglie le sue poesie, i suoi pensieri, le sue storie vere e fantastiche.

Ma chi credesse che si tratti solo del ricordo di una bambina troppo presto strappata all’amore dei suoi genitori, rimarrà sorpreso quando, sin dai primi scritti, si accorgerà di come la scrittura di Alice è capace di turbare e far riflettere sul senso della vita persone di ogni età
Infatti, sotto la fresca semplicità di questi scritti appare appieno la profondità di un’anima che pare aver colto il senso della vita e indica la strada dell’impegno nel vivere e dell’apertura al mondo.

Mario Luzi di fronte a questo volumetto scrive: “ In Alice c’è maturità, grazia e capacità d’espressione. E’ molto bello questo voler prendere a piene mani quello che la vita offre.”

Il Libro di Alice inizialmente pubblicato da Polistampa di Firenze è poi passato a Rizzoli.

I diritti sono dell’associazione Alice, che opera a favore dei ragazzi con problemi psicofisici.

Elvi Marchi

http://www.ilportoritrovato.net/html/biblioalice1a.html

A lezione da Alice, saggezza bambina Il mio amico don Paolo Giannoni, monaco nell’ eremo di Camaldoli, mi manda per posta un libretto, dedicato con la sua calligrafia antica. E’ opera “della mia maestra”, scrive, e gia’ la cosa mi incuriosisce, perche’ in copertina il libro ha il disegno infantile di un’ automobile, decorato con il fumetto “Sono felice”. Per due giorni il libro resta sul tavolo della redazione, fra le carte, i giornali, i fax sbiaditi. Poi, per l’ ammirazione e il rispetto che ho per don Paolo, prendo in mano il libro. Senza pero’ deporre, lo confesso, lo scetticismo indispensabile al mestiere: vediamo che dice poi questa “maestra”. Non mi fermo piu’ fino alla fine. Il libro e’ splendido, e ne scrivo una recensione per Io donna. Cesare Fiumi scrivera’ per Sette un bel ritratto dell’ autrice e, in pochi giorni, “Il libro di Alice” cammina per l’ Italia. Alice aveva dodici anni. Affetta da una malattia, non poteva camminare, ma viveva con saggezza: “Bisogna cercare di vedere la vita realisticamente con i suoi pregi e i suoi difetti e bisogna riconoscere che non e’ sempre quel mondo meraviglioso fatto di giochi come puo’ sembrare a un ragazzino”. Una frase matura? Alice Sturiale la scrive in seconda media. Alice scia con il papa’ Leonardo, giornalista a Firenze, fa il bagno in mare con la mamma Marta, lasciando la sedia a rotelle in mezzo alle onde e alla sabbia. Nata nel 1983, Alice se ne va lo scorso 20 febbraio. Si lascia dietro “Il libro di Alice”, con i temi, le poesie, i racconti di classe. Le recensioni che fa di Roberto Benigni e dei serial gialli della tv saranno lette con ammirazione dai critici Raboni e Grasso, che riconosceranno in Alice una collega di razza precoce. Lettrici e lettori comuni si commuoveranno davanti al candore, alla sagacia, alla sorridente malizia di Alice. Che e’ una scrittrice formidabile. Quando si innamora di un coetaneo annota: “Di notte ti sogno / di giorno ti penso / a volte ti scrivo / … Mi fa paura guardarti negli occhi perche’ penso tu possa capire…”. La sua ironia e’ costante, pur tra le difficolta’ della vita breve. La invitano alla Festa del Malato: “A me pare la festa piu’ CRETINA che abbia mai sentito. Ma come? Invece di incoraggiarti per superare questo problema organizzi una festa del genere come per sottolineare che sei malato?”. 1993, quarta elementare. Come Anna Frank, circondata dai nazisti, Alice Sturiale fa della sua debolezza una forza. Come Anna Frank e’ ironica. Come Anna Frank ha il dono della scrittura. Scrive da artista, il suo talento naturale vi lascera’ increduli. La scuola della sofferenza filtra in malinconia, in tanti racconti felici. Don Paolo racconta a Fiumi di quando, chiacchierando con Alice, gli scappa un “Ma va’ la’ , cammina”. Voleva sprofondare, ma Alice lo toglie d’ imbarazzo con il garbo di una signora: “Non sarebbe davvero una cattiva idea”, ribatte dalla sedia a rotelle. Quando i lettori e le lettrici si accorgono de “Il libro di Alice”, l’ editore Polistampa Firenze e’ bombardato di telefonate. In poche settimane, Alice vendemmia i primi allori letterari: il Premio Firenze, andato nel passato al poeta Mario Luzi e al commediografo Eugene Ionesco, il Fiore di Roccia, il Giglio Amico, il Premio Bonta’ . L’ ex ministro Guidi si accinge a presentarlo alla Camera dei Deputati. Un grande editore propone nuove edizioni, il tam tam comincia nelle scuole. La lettrice Paola F. scrive da Firenze: “Quando leggo le pagine di Alice capisco quando la vita sia terribile e bellissima. Alice mi consola, eppure il suo destino e’ stato duro. E’ come se fosse l’ angelo inventato da una grande scrittrice. Invece era una persona, una bambina. O era davvero un angelo?”. Decidete voi.

Riotta Gianni