“Intridersi” di Beatrice Bausi Busi – parte prima

sancat 

Da sinistra Alessandro Grisolini (Alessandro), Doretta Boretti, Gabriella Del Bianco Moglio (Assunta) l’8-11-14

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Qualcuno ha detto, e cito più o meno esattamente : “La povertà è una condizione economica, la miseria una condizione morale. Posso essere povero anche per lunghi periodi della mia vita, e per alcuni potrei essere definito misero, ma non sarò mai miserabile.”

Sinora non m’ero mai resa conto di quanto questo fosse verità atroce, o almeno mai mi era capitato di recepirlo così intensamente fin nelle mie più intime fibre, nel breve spazio di un’ora e mezza e da subito, dalle prime parole pronunciate dai due protagonisti sul piccolo palco del Teatro SANCAT di via del Mezzetta, l’altra sera a Firenze. Dove ho iniziato a vivere la povertà e la miseria come un’acqua che mi inumidisse e intridesse, alternativamente subdola e sozza, o livida eppur potabile e vitale.

Un testo con due soli attori in scena ed un unico breve intervallo per non spezzare la continuità del percorso si potrebbe dedurre sia ostico, difficile a digerirsi e invece…. invece sei là, seduta sulla tua sedia, dove parole scarne, secche, quasi didascaliche, sovente esatta trascrizione di documenti attinenti ad una nota, clamorosa verità storica scorrono d’improvviso in te come flusso che senti tumultuoso quanto limaccioso e terrifico. Pur se nella sua essenza il luogo dell’ambientazione sia terra maledetta di acque ferme, stagnanti, la “Maremma amara” nel suo putridume, nelle sue vittime innumeri e innocenti, nei suoi dolori, nei lancinanti silenzi, nella straziante eppur mai miserabile fatica di gente povera che note dolenti rammentano affinché non se ne discuta né perda il valore.

Teatro… il teatro è fantasia o specchio della vita, questo riflesso da “l’Errare – l’Errore – l’Orrore“ nel fermo specchio di un acquitrino è verace e avvincente racconto – ma non solo – di un epistolario incredibile, quello fra un assassino e la madre della sua vittima. Vittima femmina, bimba quasi, chiamata con dolcezza “Cocca” o “Marietta” dalla madre Assunta durante lo srotolarsi dei minuti, più conosciuta al mondo come Maria Goretti, dai primi del ‘900 agli anni ’50 in questa nostra Italia quasi la vittima per antonomasia, l’agnello sacrificale. Ma la scrittrice e paziente ricercatrice, durante un lavoro preparatorio di tre anni, di questa verità (nota regista e qui co-protagonista come attrice assieme ad Alessandro Grisolini) ovvero Gabriella Del Bianco Moglio ha voluto scientemente uscire, anzi neppure entrare nelle vischiose pastoie del romanzaccio d’appendice, dello “Sbatti il mostro il prima pagina” che – ahimè – continuiamo a veder perpetrare ancora su testate d’oggi, dai canoni del pietismo o della facile agiografia, rendendoci partecipi di una cronaca. Cronaca della distinzione fra due tipi di povertà, quella appunto del “solo” povero e del miserabile. Andando alle radici di questa miseria morale o salendo ai vertici pur luminosissimi in può riuscire a vivere anche fra mille traversie il corpo fisico sorretto da un’anima limpida e salda.

Come notate questo scritto è condizionato da un PARTE PRIMA… il suo perché sta nel tempo, difatti proseguirò a breve nel descrivervi il mio “sentire”, porto da donna e mamma a donne e forse madri, sorelle, cugine, nonne… Non un commento, non un freddo articolo giornalistico voglio che sia, ma fra pochi minuti potreste conoscere i due attori e mi faccio momentaneamente da parte lasciandovi con una foto in cui vi sono “tre” persone, immagine della quale spiegherò in seguito il perché…

Difatti – per coloro che fossero interessati a conoscere anticipatamente Gabriella Del Bianco Moglio e Alessandro Grisolini – stasera, 10 Novembre, alle ore 20.00 su Toscana Tivù andrà in onda l’intervista che Fabrizio Borghini ha realizzato in Teatro prima dello spettacolo di sabato 8-11-2014. E io vi lascio in sospeso…. Perché possiate cercare il canale, se volete, e avere rispetto a questa pièce, a questo titolo che pare un gioco di parole o uno scioglilingua, “l’Errare – l’Errore – l’Orrore“, un altro assaggio, un input “altro”…

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