“Un sogno ad occhi aperti” di Adele Libero

 a stefano cucchi

 

La stanza è in penombra, chiudo lentamente gli occhi, mi rilasso, sospiro. Pian piano si formano immagini, prima sfocate, poi più precise. E’ un tribunale italiano, giorno, folla accalcata dovunque. Parenti in prima linea, bella ragazza. Sono stati chiamati per ascoltare la sentenza sull’  “omicidio” del loro parente da parte dello Stato. Non si è capito bene se il decesso sia da attribuire ad un forte pestaggio, ricevuto in cella, o alla mancata assistenza, nel ricovero ospedaliero successivo o a entrambe le cose.

 

La sorella sembra una donna fragile, bionda, occhi azzurri, porta con sé le immagini sconvolgenti del corpo del ragazzo, blu per le percosse. Entra la corte. Il giudice pronuncia la sentenza, sconvolgente, tutti gli imputati assolti ed il “fatto non sussiste”.

 

Nella confusione generale che segue, tra le lacrime di rabbia dei parenti ed un po’ di ressa dei giornalisti venuti a riprendere la scena, lentamente, dal fondo dell’aula si fa strada un uomo, col cappuccio in testa. Cammina deciso ma tranquillo, forte e debole – diresti –  quasi cammina sul niente. E’ proprio lui, il giovane ucciso, il ragazzo violentato dentro e fuori l’anima.

 

Appena lo riconoscono cade un gelo, incredulo ma rispettoso, sospettoso ma fermo. Il giovane arriva davanti al banco dei Giudici. Li guarda per un attimo e poi, tranquillo ,  si volge al pubblico ammutolito. Guarda coi suoi begli occhi azzurri la sala, la sorella, i genitori, si commuove e dice solo poche parole “Voi dite che il fatto non sussiste. Ma io, invece,  esistevo, volevo vivere, respirare, invecchiare e non essere trattato come uno straccio vecchio. Ed ora neanche giustizia mi rendete.  Siete tutti colpevoli! Vergognatevi”.

 

Dette queste parole nell’aula compare un raggio di sole. Caldo, luminoso, splendente. Rapisce il giovane che scompare.

 

Mi  riscuoto dal sogno, è finito. Scrivo questi versi.

 

Giustizia

 

Da questa terra non nasce più grano,

dal nostro cielo or manca l’azzurro,

il sole frantuma anche il presente,

raccogli i cocci e non trovi niente.

 

Ma poi di colpo sprofonda il reale,

inizia l’incubo che più temevi,

torna colui che era “altrove”

e parla e racconta il vero Vero.

 

In questa storia non c’è innocenza,

martire giovane,  pestato a morte,

fiore bruciato già prima dell’alba,

falsi giudizi con nome “giustizia”.

 

Adesso s’espone, con la sua forza,

presenta  alla luce la sofferenza,

si capovolgano sedie per terra,

il fatto “sussiste” e ha perso la scorza.