Intervista a Nadia Verdile di Daniela Domenici

 verdile

Ho conosciuto virtualmente Nadia Verdile su un social network e avrei dovuto conoscerla finalmente de visu il prossimo 5 marzo per la presentazione del suo libro “Maria Luisa la Duchessa Infanta” qui a Firenze ma l’evento è stato cancellato senza addurre valide motivazioni; molto probabilmente (ma è un mio pensiero)  le recenti vicende di cui è, purtroppo, protagonista Nadia per la reggia di Carditello hanno convinto le organizzatrici ad annullare la presentazione.

Mi è venuto il desiderio di conoscere più da vicino Nadia Verdile

  • Tu sei docente, giornalista de “Il Mattino” di Napoli e scrittrice di saggi, soprattutto storici; come convivono in te queste tre anime?

 

  • Accomunano queste tre anime la passione, il privilegio e lo studio. Non potrei fare nessuna delle tre cose senza. È un’avventura meravigliosa, mi fa dimenticare la fatica.
  • Quando, come e perché è iniziato il tuo interesse per la reggia di Carditello che ti ha portato a scrivere anche un saggio?
  • Tutto è cominciato quando nel 2010, Antonella Laudisi, allora direttrice della sede casertana de «Il Mattino», mi affidò la cronaca di quell’infernale paradiso. Da allora ho scritto oltre cento articoli sulla Reggia di Carditello, ne ho studiato la storia, le parti più segrete fino ad ammalarmi, come amo dire, di “carditellite”. Alla guida de Il Mattino, l’anno dopo, arrivò Aldo Balestra. Abbiamo continuato la battaglia iniziata. Una battaglia di civiltà, appassionata e laica che ci ha visti presenti ogni volta che c’era da dare una notizia, raccontare un furto, un’asta deserta, un crollo. Poi abbiamo raccontato le storie delle associazioni che per anni si sono battute per salvare Carditello, abbiamo raccontato di Tommaso Cestrone, il pastore volontario che ripulì la reggia dai rifiuti tossici sversati lungo il suo perimetro. Abbiamo scritto dell’arrivo di Massimo Bray, del ritorno dello Stato, dei restauri. Ora speriamo di poter raccontare la nascita della Fondazione. Il libro, uscito lo scorso anno, è la prima ricostruzione, onnicomprensiva, della storia del Real Sito borbonico in tenimento di San Tammaro. È figlio di un incontro speciale con due straordinarie persone: Ettore e Roberta Ventrella, i miei editori. Due architetti, un padre e una figlia, che hanno deciso di far nascere una casa editrice per raccontare le bellezze della nostra terra. Mecenati in terra di frontiera.
  • Hai mai avuto sentore che la tua opera culturale e civile stesse dando fastidio a qualcuno?

 

  • No, non ci ho mai pensato. Ho sempre creduto che raccontare la verità, a scuola, sul giornale, nei miei libri, fosse un dovere morale e civico. Sapevo e so di quali interessi si nutre la parte più piccola della mia terra, che è bella, ricca, colta ma anche sfortunata e marchiata. Non sono io che do fastidio, quello che dà enormemente fastidio è l’impossibilità di controllare la coscienza civile che sta cambiando questo territorio. E continueremo a cambiarlo, noi siamo di più!
  • Come vivi da quando hai ricevuto quella lettera con minacce e vivi vigilata?

 

  • La presenza delle forze dell’ordine è un tetto di cristallo che non mi tiene legata ma che mi dà calore. Ogni giorno ha il sapore più bello della vita: la certezza di essere dalla parte giusta, dalla parte della gente che cambierà questa terra.
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