“L’uomo sulla panchina” di Marialuisa Moro, recensione di Daniela Domenici

 l'uomo sulla panchina

È un periodo che mi “capita” (e non è un caso, la mia personale sirena virtuale Amazon lo sa e me li propone ad hoc…) di leggere libri che abbiano a che fare, in qualche modo, con le vite precedenti, con la reincarnazione, argomento che mi tange molto da vicino come sa chi mi conosce un po’ più profondamente.

E anche quest’ultimo libro che ho appena finito di leggere, sempre senza sapere minimamente niente della biografia dell’autrice né aver letto alcuna recensione prima come mia abitudine, racconta una storia che ha come elemento fondante il ri-trovarsi, il ri-conoscersi e, in qualche caso, il ri-amarsi in questa vita.

La protagonista principale è Margherita, una giovane docente trentenne insoddisfatta della sua vita sia lavorativa che affettiva, alla quale capitano alcuni eventi che hanno il sapore del mistero, dell’irreale, del deja vu e che saranno “turning points”, momenti di svolta, di cambiamento, di arricchimento.

Cuore pulsante della storia è Umberto, l’uomo sulla panchina del titolo, che aiuterà, nei modi più impensabili, Margherita (nome che vuol dire “perla”) a “brillare” finalmente e insieme alla quale porterà a termine un progetto iniziato…in una vita precedente; ma c’è anche Marta, altro personaggio-chiave della storia, perfettamente delineato dall’autrice, che sarà una pedina importante nel percorso lavorativo di Margherita ma non solo.