“Angela (alla mia amica Ragusa)” di Adele Libero

 

 

Da terra solatia ed orgogliosa,

con i profumi a vestir gli ulivi,

le notti a coglier sciami d’alte stelle,

partisti nel tremore dei vent’anni.

Un mondo nuovo, da montagne chiuso,

isole nelle case e nelle menti,

con i camini dai fumi aspri e grigi,

gabbia per te, così giovane sposa.

Ma tu braccia materne apristi al vento

ed il suolo del Sannio fu il tuo suolo,

mentre cullavi al seno, palpitante,

i dolci figli, frutto del tuo cuore.

Un cuore che la notte parte ed osa

volare giù alla fonte di Aretusa,

e dedicarsi a lei, novella Musa,

perché Sicilia è culla amorosa.