“Maschio o femmina” di Emiliano Reali, Meridiano Zero editore, recensione di Daniela Domenici

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Cinque anni dopo aver apprezzato e recensito la sua prima opera “Se Bambi fosse trans” mi è capitato di leggere la sua seconda che ne è il sequel: “Maschio o femmina” edito in questi giorni da Meridiano Zero.

E’ un romanzo corale in cui, ancora una volta, l’autore affronta il tema della diversità di orientamento sessuale e della disforia di genere ma questa volta lo fa con molta delicatezza e meno crudezza del primo.

Sono due i luoghi in cui si dipanano le storie di Bambi, Desideria, Lucy, Lamù e Miss Myra: il locale “Le Cacciatrici” nella gay street romana, come la definisce Mancuso nella sua perfetta prefazione, e un ristorante a Coperchia; tra le mura di questi due locali “…circola il mondo delle pulsioni, dei respingimenti e delle fughe, che attraversano anche luoghi momentanei, i rifugi del tempo di mezzo…”

Reali analizza, con la lente dell’antropologo, i dolori di chi viene lasciato come Luana, la ex di Giacomo o di Anna, sua sorella, o della signora Riso ma anche, e soprattutto, quelli di chi non può venire allo scoperto per manifestare il proprio amore “diverso” come il signor Riso o di chi non ha il coraggio di manifestare il proprio vero essere come Giacomo-Bambi e Francesco-Desideria i quali, però, in modi e per ragioni diverse, alla fine prenderanno la decisione di riequilibrare il corpo con la propria vera psiche.

C’è una misteriosa e deliziosa Miss Myra, un’investigatrice sui generis che solo alla fine scopriremo chi sia veramente, che con la sua umanità dà il giusto suggerimento al sig. Riso; e c’è Cosimo che s’innamora di Lucy nonostante il suo essere trans e la porta a vivere un magico fine settimana facendola sentire Donna. Concludo, ancora una volta, con le parole di Mancuso “…È in quell’attraversare di Cosimo, che abbraccia la sua innamorata, che si avverte il cammeo che l’autore si concede nella sua storia, quell’esserci sul luogo, per rammentarci, che lui partecipa, e in quella chiave il libro rivela la sua maestosità: ciò che potrebbe essere e troppe volte non è; la vita di milioni di persone che non sanno di essere una vera speranza”.