“Battiato ‘70” di Fabrizio Basciano, Crac edizioni, recensione di Daniela Domenici

battiato

Ho voluto leggere e recensire questo saggio sia perché conosco personalmente l’autore sia per sapere qualcosa di più di Franco Battiato, questo musicista catanese così fuori dagli schemi.

Devo ammettere che Basciano, essendo un musicologo, utilizza un linguaggio per “addetti ai lavori” che risulta, purtroppo, non sempre di facile digeribilità per coloro, come la sottoscritta, che la musica la amano da sempre soltanto come ascoltatori/trici più o meno preparati/e ma sicuramente desiderosi/e di immergersi in nuove sonorità e di conoscerle.

Traggo dalla seconda di copertina “…un caso a parte, insomma, il caso di un musicista mosso da un’inquietudine foriera di sempre nuovi esiti discografici, ognuno molto distante, stilisticamente e concettualmente, dagli altri…”: questo è Battiato degli anni ’70.

Basciano, in questo suo saggio, analizza in dettaglio quattro lavori sperimentali di Battiato usciti a distanza di un anno l’uno dall’altro: Foetus 1971 – Pollution 1972 – Sulle corde di Aries 1973 e Clic – 1974, tutti prodotti da Pino Massara. Prima di quest’analisi l’autore pone due capitoli che possono aiutare a “entrare” meglio in Battiato degli anni ’70, il primo dedicato all’analisi della popular music e il secondo al sintetizzatore e a conclusione pone una lunga ed esaustiva intervista nella quale Battiato risponde a ogni dubbio e a ogni provocazione di Basciano.

I primi due lavori “Foetus” e Pollution” si rifanno, tematicamente, agli input che “Brave New World” di Aldous Huxley (da me molto studiato e amato NdA) ha dato al musicista mentre il terzo, “Sulle corde di Aries” è “il lavoro con cui Battiato comprende definitivamente la sua peculiare via musicale indissolubilmente legata a una dimensione interiore. Un lavoro che…segna un ricongiungimento con le atmosfere di derivazione popolare, col passato siciliano dell’autore e…con le radici mitiche comuni a ogni essere umano”. Perché nella vita di Battiato era entrata, insieme alla meditazione, la cultura orientale e, in particolar modo, il sufismo, la corrente mistica dell’Islam. E quindi “Sulle corde di Aries” nasce quasi da una voglia di purificazione del musicista.

Concludo con il paragrafo che Basciano pone nell’ultima pagina di questo suo saggio e che mi sembra un’estrema ma perfetta sintesi della biografia artistica di Franco Battiato “…è sicuramente figura emblematica: partito come cantante di balera (e passato per un gran numero di esperienze molto differenti tra loro, in un incessante movimento di ricerca e di studio), produce oggi opere teatrali, balletti, opere di musica sacra ed è, infine, tra i principali responsabili della formazione del consolidamento di una forma-canzone estesa, degna di ogni interesse tanto da un punto di vista accademico quanto popolare”.

E Basciano, dopo aver dedicato questa sua opera agli amati genitori “per l’imperturbabile sostegno” la conclude con un’altra dedica “alla modernità e al continuo evolversi delle forme”: ci sembra la perfetta chiusura di un cerchio.