“Vestiboli”, silloge poetica di Mara e Ruggero Di Maura, recensione di Daniela Domenici

vestiboli

Già è alquanto inusitato trovare una silloge poetica a due voci, se poi le due voci poetiche sono quelle di una sorella e di un fratello allora l’evento diventa ancora più appetitoso e originale.

Mara Di Maura è un’attrice teatrale laureata al DAMS di Roma che opera a Catania e suo fratello Ruggero è un musicista laureando in filosofia sempre nella città etnea. Mi è stato fatto dono di quest’opera e vorrei condividere con voi alcune mie riflessioni.

Inizio con il numero delle liriche contenute nella silloge: 19 sono di Maura e 29 di Ruggero, quelle di Maura sono, a livello strutturale, più lunghe e con spazi tra i versi e sono state composte tra il 2001 e il 2005, quelle di Ruggero sono molto più recenti.

Nelle poesie di Mara mi ha colpito la sua capacità di inventare neologismi o usare comunque termini desueti che danno un colore in più ai suoi versi come in “ALLA MIA BACCANTE” e “ODE A MIO LIETO PENSIERO” e anche quella di divertirsi, in alcune, a giocare con rime baciate o alternate come in “EROS” e talvolta con ripetizioni volute per rafforzare il concetto come in “NON IO”. I due fil rouge che mi sembra leghino queste sue diciannove liriche sono l’amore e il sogno che danno loro una veste surreale, visionaria, davvero affascinante.

Anche Ruggero utilizza termini desueti e le sue poesie risentono, secondo il mio modesto parere, della sua formazione filosofica anche in alcuni titoli che non sono di immediata comprensione per i/le non “addetti/e ai lavori” come “ALETHEIA” o “NOSTOS”; mi sembra che alcune di loro siano avvolte da un velo di malinconia o, forse, di leopardiano pessimismo cosmico. Anche Ruggero, come sua sorella Mara, utilizza la ripetizione come rafforzamento in “IL MIO AMORE NELLE STANZE BUIE” e in “TI AVREI STRETTO”. Le sue poesie sono tutte senza rima e si nota l’utilizzo della maiuscola per alcuni nomi comuni astratti come “fato” e “follia”, credo che abbia voluto così rafforzarne il concetto.

Concludo con le parole iniziali della prefazione di Concetto Sciuto che mi trovano pienamente concorde: “Due fratelli, Mara e Ruggero, due universi poetici diversi, paralleli e complementari, opposti e speculari, siderali e vicini”.