Maria D’Berlòc, di Ida Bassignano, Iacobelli editore, recensione di Daniela Domenici

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Quest’opera di Ida Bassignano, autrice e regista con una lunga e variegata biografia artistica, fa parte de “i leggendari – piccoli volumi intriganti ed eleganti” della Iacobelli e ha una veste editoriale davvero elegante sia per l’inserimento di pagine, durante la narrazione, di un colore diverso con riflessioni che approfondiscono la vicenda appena narrata, sia per le note a piè di pagina che traducono, e rendono quindi maggiormente comprensibili, i termini piemontesi volontariamente usati dall’autrice per caratterizzare, anche con la lingua oltre che con la descrizione dei vari luoghi fisici, la zona vicino a Racconigi in cui si svolge la storia da lei immaginata che si svolge durante la seconda guerra mondiale.

Cito dalla quarta di copertina “Un racconto sospeso tra poesia e fiaba noir, reso con una scrittura visiva, d’esterni, di dettagli: pennellate di colore su un fondo dorato di sole e di memoria”: aggiungo che è un racconto che non lascia indifferenti, che fa male, la cui scrittura asciutta, senza fronzoli, arriva dritta al cuore e vi scava un angolino in cui far riposare finalmente Maria dopo i soprusi, le violenze e le umiliazioni subite nella sua breve vita.

Bassignano narra in parallelo le vite delle due piccole protagoniste, Maria e Lola “la piccola Lola cresce nella cascina della nonna, un piccolo borgo piemontese dove le vite di padroni e contadini si mescolano senza confondersi… Poco lontano, a Racconigi, Maria, poco più che bambina, perde il padre in un incidente di caccia e così diventa la facile preda di una violenza brutale che la lascia incinta e muta”. S’incontreranno casualmente un giorno “l’una già donna l’altra ancora bambina” e questo segnerà “la definitiva frantumazione dei mondi di entrambe”: niente sarà più come prima.

 

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