Il mio viaggio per l’Italia, di Adem Kalid

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Breve mio incipit per spiegare il racconto che leggerete. Quest’anno insegno inglese in carcere e al serale. Una di queste sere mi è venuto il desiderio di chiedere al mio alunno somalo Kalid, (non ancora trentenne ma già sposato, con la moglie che vive lontana che lui spera di raggiungere presto) come mai si trovi in Italia. Non avrei mai immaginato che questa mia semplice domanda avrebbe provocato una tale ondata di ricordi in Kalid; quando poi è suonata la campanella e abbiamo interrotto la nostra chiacchierata gli ho chiesto se se la sentisse di scrivermi tutto quello che mi aveva detto in quei minuti. Ha accettato la mia proposta scusandosi per il suo italiano non ancora perfetto e dicendomi che nessuno/a l’aveva mai ascoltato con tanta attenzione e partecipazione.

Ecco il racconto del suo viaggio, ho deciso di non correggere niente, è più che comprensibile. Forse neanche i suoi compagni e le sue compagne di classe, forse nemmeno le mie colleghe e i miei colleghi conoscono la sua storia…ho subito ripensato al bellissimo libro di Catozzella mentre ascoltavo Kalid…ecco le sue parole, lasciamole risuonare dentro…

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Sono nato a Mogadiscio, in Somalia, nel 1988 due anni prima che scoppiava la guerra civile e sono cresciuto a Mogadiscio dove facevano la guerra fra i Signori della Guerra. Sappiamo che c’è la guerra in Somalia dal 1990 fino ad ora, non ci sono le scuole pubbliche e non parliamo la sanità.

Ma io sono andato a scuola e ho finito la scuola superiore nel 2006 grazie molto ai miei genitori che mi hanno dato questa possibilità che non hanno avuto centinaia di bambini.

Ho cominciato a lavorare insieme con la mia mamma che aveva un negozio ma alcuni mesi dopo sono entrati gli etiopi in Somalia ed è iniziata di nuovo una guerra tra gli etiopi e i signori della guerra.

Non si poteva muoversi né andare al lavoro, poi abbiamo venduto il nostro negozio a sotto costo.

Per tutti questi motivi mi costringevano a lasciare il mio paese.

Ho deciso di andare in Italia perché era vicino l’Africa e spendevo poco per arrivare in Italia rispetto ad andare un altro paese d’Europa.

Il 13.03.2008 parto dalla Somalia, per tre mesi di viaggio, arrivo in Italia il 07.06.2008.

Ho attraversato tanti paesi in Africa come Djibouti (Gibuti, NdC), Eritrea, Sudan, Libya, poi arrivo in Italia.

La prima parte del mio viaggio inizia dall’Eritrea perché si doveva andare a piedi fra l’Eritrea e il Sudan e ho fatto per 10 giorni.

Quando si partiva dall’Eritrea eravamo 17 maschi ma quando siamo arrivati in Sudan siamo rimasti nove persone, non lo so se gli altri erano ancora a piedi o morti.

Sono rimasto in Sudan per un mese perché volevo riposarmi che ho perso tanti kili. Dopo un mese parto con altri ragazzi somali per la Lybia.

Ho attraversato il deserto fra Sudan e Lybia. Purtroppo il nostro autista non sapeva bene la strada per arrivare in Lybia e abbiamo perso la strada.

Dopo un mese siamo rimasti senza acqua e senza cibo.

Gente morivano e tanti dei miei compagni del viaggio sono morti davanti di me ma non posso dimenticare mio miglior amico che lo ho conosciuto in Sudan che è morto davanti di me. Mohamed, mio miglior amico, mi ha chiesto se posso fare pipì per lui, è morto davanti di me.

Ma io dopo mi sono trovato in ospedale proprio in Lybia. Mi sono curato, riposato tre settimane e ripartito.

Ho pagato 950 dollari per la barca.

Eravamo 27 persone e siamo partiti il 3 giugno 2008.

Abbiamo fatto un incidente contro un’altra barca e siamo affondati nel mare. Io ho preso l’altra barca che ha fatto incidente contro a noi perché sapevo nuotare e avevo anche save jacket.

Purtroppo i ragazzi di questa barca mi hanno detto di scendere e riprendere la barca dove ero prima, mi hanno detto se no siamo troppi.

Le barche erano vicine, sono sceso e ho ripeso la barca.

Il nostro capitano ha guardato la barca e ha detto non ci sono problemi e possiamo andare avanti.

Il 7 giugno 2008 ci siamo salvati dalla guardia costiera.

Grazie all’Italia e alla guardia costiera e tutti quelli che hanno partecipato di salvarci.

Ci hanno portato in un centro di accoglienza e ci hanno accolto molto bene.

Dopo un mese ho fatto l’intervista per valutare se posso avere il permesso di soggiorno.

Il 12 agosto 2008 mi hanno lasciato il permesso di soggiorno.

 

 

 

 

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