Morivamo di freddo, di Rosalia Messina, recensione di Daniela Domenici

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Un libro che è una specie di puzzle di cui chi legge deve lentamente ricostruire il disegno facendo attenzione ai vari pezzi che sono distribuiti lungo l’arco della narrazione sia a livello temporale che dei vari protagonisti che “intervengono” con capitoli a loro intitolati. Per un’amante dei puzzles come la sottoscritta è stata una splendida sfida cercare di riannodarne i fili delle storie parallele di due coppie amiche, Guido e Loredana e Mauro e Sandra e del loro figlio Enrico, le cui vite s’intrecciano e si dipanano lungo un arco temporale che va dal 1993 al 2009 sotto il sole della mia amatissima Sicilia e in particolare nel catanese, zona che conosco bene e che amo.

L’input che dà il via a questa ricostruzione a posteriori delle vite dei quattro protagonisti lo dà Enrico che decide di intraprendere una serie di incontri con uno psicoterapeuta per capire l’origine di una sua patologia e questo suo percorso porterà alla luce i tanti scheletri negli armadi, i troppi “non detti”, gli innumerevoli piccoli e grandi disagi che hanno intriso, nel più totale silenzio, lentamente, le vite di Sandra, Mauro, Guido, Loredana ed Enrico.

Complimenti all’autrice per i dialoghi che caratterizzano perfettamente la psicologia dei protagonisti e ne denotano la graduale, seppur dolorosa, presa di coscienza.

 

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