Vivere la Magia del Tuttopossibile, di Giuliano Fantechi, edizioni Romena, recensione di Daniela Domenici

Ho appena finito di leggere questa raccolta di fiabe dell’amico e collega Giuliano Fantechi e non vorrei riemergerne, sono ancora sotto l’incantesimo delle sue parole e della sua straordinaria fantasia e allora per iniziare a raccontarvelo prendo in prestito le splendide parole di Maria Luisa, anche lei collega e cara amica di Giuliano che lo definisce così “intensamente leggero ma profondo. Un suo percorso di vita che ci può accompagnare nel nostro. Un esempio di come essere lievi in un mondo di pesantezze. Una timida dirompente magia”: non avrei saputo trovare parole più perfette per definire questa raccolta di diciotto fiabe, seconda opera di Giuliano, che è riuscita a concluderla e a darle alle stampe prima di lasciarci un mese fa.

Sì, perché Giuliano combatteva da anni contro un tumore sul quale aveva scritto il suo primo delizioso libro “Solo briciole di pane” che ho recensito cinque anni fa

https://danielaedintorni.com/2017/04/18/solo-briciole-di-pane-di-giuliano-fantechi-recensione-di-daniela-domenici/

e presentato alla biblioteca Isolotto all’inizio del 2013

https://danielaedintorni.com/2013/01/30/fausta-spazzacampagna-ci-racconta-la-presentazione-di-solo-briciole-di-pane/

Il sottotitolo di questo libro è “fiabe per il nostro bambino interiore” e nell’introduzione Luca Mauceri dice a questo proposito “queste favole ci insegnano il valore dei sentimenti, dell’amore per gli altri e prima ancora per noi stessi, ci guidano nella riflessione e nella comprensione di ciò che siamo e riescono a far emergere il bambino dimenticato. Quel bambino anela la nostra attenzione e le nostre cure, poiché tutti siamo stati bambini e tutti portiamo ancora magnifica, dentro di noi, la gemma di quella purezza”.

Concludo con le parole di Giuliano in quarta di copertina che commuovono “nel mondo delle fiabe ho incontrato un bambino, il mio bambino interiore. Era ferito, dimenticato, trascurato. Siamo diventati amici. Mi sono preso cura di lui. Ci siamo raccontati tante storie. Quel bambino, ora, sta bene”: ciao, Giuliano, uomo-bambino coraggioso e combattente, mi auguro che da lassù col tuo cappello da giullare mi sorridi come hai fatto quel giorno alla presentazione.

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