la tortura del 41bis – rassegna quindicinale – n°2 – giugno 2017

ASSOCIAZIONE LIBERARSI onlus

Eccoci al secondo numero. Ho deciso di uscire ogni 15 giorni e piano piano stiamo dando una struttura a questi tre fogli. Vi sarà in primo piano una lettera che potrà essere di un/a detenuto/a o di un loro familiare. Qui troverete la storia di Sandro. Poi altre lettere.

Alcune testimonianze: in questo numero una parte dell’intervento fatto dall’avvocatessa Carla Serra nella giornata che abbiamo organizzato l’8 aprile di questo anno a Firenze su: 25 anni di 41 bis – 25 anni di tortura che affronta la non vita delle donne costrette al 41 bis nell’unica sezione femminile de L’Aquila.

Poi uno spazio sarà dedicata alla nostra memoria e che riporta un recente testo di Sebastiano Prino su l’Asinara, scritto appositamente per “La tortura del 41 bis”.

Conclude il numero una lettera di una nostra amica volontaria che parla della sua corrispondenza che ha iniziato con un giovane detenuto in 41 bis: Salvatore Ritorto, che è rinchiuso a Viterbo e che ha pubblicato nella nostra collana un bel libro di poesie e di scritti intitolato: Il prigioniero libero.

Quello dello scrivere a reclusi in 41 bis è una cosa importante. E’ dichiarare che noi non abbiamo paura di avere un rapporto con questi uomini e donne (più di 700) che lo Stato italiano sta distruggendo da 25 anni, troppo spesso nel silenzio di troppi. Scrivendo diciamo che noi li consideriamo persone e concittadini e non mostri. E’ un piccolo gesto di umanità. Più complesso e più profondo è quello che ci spinge se siamo cristiani o con una visione spirituale della vita.

Ringrazio tutti coloro che hanno riprodotto queste pagine nei loro siti, nei loro blog, aiutandoci ad ampliare questa informazione e che mi hanno scritto dando consigli e incoraggiandomi.

Fatevi sentire,

Giuliano Capecchi

LA STORIA DI SANDRO

Da Tolmezzo 22 agosto 2016

Carissimi amici,

innanzi tutto mi presento: mi chiamo Sandro Lo Piccolo, sono nato a Palermo il 16 – 2 -1975 e mi trovo ristretto al 41 bis dal giorno del mio arresto 5 novembre 2007.

Vi scrivo, cari amici, perché desidero iscrivermi alla vostra associazione, fatemi sapere a che cosa posso esservi utile. Nell’occasione volevo farvi sapere delle repressioni inumane che sto subendo dal 4 luglio, giorno in cui mi è stato vietato di scrivere o di ricevere corrispondenza da mio padre. Praticamente mi hanno applicato pretestuosamente il 18 ter con mio padre, anch’egli ristretto al 41 bis nella così detta area riservata di Parma. Prendendo come pretesto questa direzione due missive sequestrate 8 mesi fa per dei trattini “ = ” che mio padre usava come parentesi. Da premettere che l’ufficio censura di Parma, conoscendo il modo di scrivere di mio padre, le aveva ritenute idonee all’inoltro e quindi inoltrate. Arrivate poi qui mi sono state trattenute per la prevenzione e la sicurezza dell’istituto e della nazione, ritenendo i trattini pericolosi. Lettere che ci inviavamo con mio padre una alla settimana con parole di affetto, di amore e di solidarietà.

Continuo, cari amici, perché voglio che voi lo sappiate. L’unico mezzo per acquisire affetto con mio padre, tra l’altro persona anziana di 74 anni, era la corrispondenza epistolare, posto che dall’arresto ci viene vietata la possibilità dei colloqui sia visivi che telefonici. Essendo entrambi ergastolani significa non vederci e non sentirci più a vita. Se tutto quuesto non è inumano, ditemi voi cosa è?

Se lo riterrete opportuno vi autorizzo a renderlo pubblico questo trattamento. Visto che la società in cui viviamo si scandalizza quando un detenuto al 41 bis può guardare la TV. Non vi nascondo, cari amici, che questa situazione di non poter comunicare con mio padre mi ha destabilizzato nella serenità. Questa settimana dovevo dare gli esami di ammissione nella scuola superiore di Scienze Umane, e li ho dovuti rinviare perché al momento non ho la concentrazione giusta.

Ho proposto reclamo per il 18 ter al Tribunale di sorveglianza di Trieste, sperando che il Tribunale si renda conto che è solo un pretesto e lo disapplica. Vedremo …

Scusatemi tanto per lo sfogo, ma ci tenevo a raccontarvelo. Adesso, miei cari amici, mi è gradito inviarvi i miei cari saluti e vi ringrazio tantissimo per il tempo che impiegate per noi detenuti. Rimango in attesa di vostre notizie

con stima

Sandro Lo Piccolo (visto di censura 31 agosto 2016)

 

Tolmezzo, 27 settembre 2016

… Vi scrivo queste poche righe per farvi sapere che la raccomandata che mi avete spedita i primi di settembre mi è stata trattenuta dall’ufficio censura e girata al magistrato di sorveglianza di Udine per valutare se restituirmela o trattenersela definitivamente. Mi pare corretto informarvi perché non vi ho risposto sino adesso. E’ quasi un mese che è al vaglio del magistrato e ancora non si decide. Ho fatto anche più di un sollecito, ma non ricevo notizie. Comunque, appena saprò qualcosa, sarà mia premura informarvi…

Carissimi amici, in attesa di sentirvi presto, vi invio i miei più cari e cordiali saluti

(visto di censura 30 settembre 2016)                                                      Sandro Lo Piccolo

 

Tolmezzo, 19 ottobre 2016

Cari amici,

vi scrivo per farvi sapere che della raccomandata che mi avete spedito i primi giorni di settembre il magistrato di sorveglianza di Udine ha disposto il trattenimento. Ovviamente ho proposto reclamo al tribunale di sorveglianza di Trieste per violazione dell’art.21 della Costituzione

e per carenza di motivazioni. A mio avviso si tratta solo di un pretesto in quanto non si vuole farmi avere corrispondenza con voi. Mi bloccano tutto ciò che vi spedisco. Ad esempio vi stavo inviando l’atto di impugnazione e il provvedimento impugnato e mi sono stati restituiti per le esigenze preventive connesse alla mia pericolosità sociale e per il pericolo che, attraverso voi, io possa eludere i divieti e divulgare informazioni. Stiamo parlando dell’ordinanza del trattenimento emessa dal magistrato di sorveglianza e del mio reclamo contro la stessa. Quale pericolosità sociale possano avere questi atti giudiziari?

Di certo che io non mollerò di scrivervi, anche perché è un mio diritto …

V’invio i miei più cordiali saluti e vi auguro sempre buon lavoro

Sandro Lo Piccolo

 

Tolmezzo, |14 novembre 2016

Carissimo Giuliano,

ho ricevuto con gioia la tua cara lettera. Ti rispondo con ritardo perché il magistrato di sorveglianza di Udine ha autorizzato la consegna venerdì 11. Spero tu abbia ricevuto nel frattempo la mia del 27 ottobre che poi in realtà è stata inviata il 3 novembre. Sì, lo so che i compagni di Bancali Sassari possono tranquillamente aderire all’associazione Liberarsi, ho l’ordinanza della dott.ssa Luisa Diez…

Dopo le prime righe che ho trascritto segue tutto il resto bianco con scritto OMISSIS

sono circa 24 righe che non posso leggere …

Ora passiamo alla nostra più approfondita conoscenza (la mia lettera parlava di me e soprattutto della mia famiglia e anche dei miei numerosi animali, gli avevo scritto che il mio lavoro è stato quello di insegnante di italiano nelle scuole medie)

(…) Allora se avrò bisogno del tuo aiuto per i miei studi posso contare su di te? Purtroppo per adesso li ho accantonati perché se prima non risolvo questa situazione di potermi riscrivere con mio padre non trovo la serenità e la concentrazione per farlo. Come ti dissi nella mia prima lettera dovevo dare il primo esame di scuola superiore di Scienze Umane a fine agosto e l’ho fatto rinviare. Ho la licenza media grazie a mia mamma che la mattina mi buttava dal letto per farmi andare a scuola. Perché non mi piaceva tanto studiare, tutto all’opposto di mio fratello Calogero, che a lui piaceva tanto studiare di fatto ha due diplomi : uno di geometra e uno in ragioneria, in più ha dato diversi esami in giurisprudenza. Da grande poi mi sono reso conto di quanto sia importante la scuola e la sua istruzione. Quindi se commetto errori di ortografia o di grammatica abbi comprensione.

Adesso ti parlo di me e dei miei fratelli. Sono il secondo di tre fratelli, non sono sposato e non ho figli, ma ho 3 nipoti e uno in arrivo, che sono come se fossero i miei figli. Il più grande dei fratelli è Calogero che ha 44 anni, 19 trascorsi in carcere, 9 anni al 41 bis. Ha finito di scontare la pena a giugno di questo anno ed è uscito dal carcere di Bancali dove un anno prima si era sposato. Un mesetto fa ho ricevuto con infinita gioia da sua moglie la notizia che è in dolce attesa. Infine c’è Claudio che ha 38 anni e tre meravigliosi bambini che, come ti dicevo, sono la mia vita. La più grande si chiama Erika, a fine mese compie 12 anni. Poi c’è Marika che ha 8 anni e infine il piccolo Salvatore che ha 3 anni, ma che ancora non conosco se non dalle foto perché è nato a New York. Purtroppo Claudio quattro anni fa si è dovuto trasferire con tutta la sua famiglia a New York in cerca di lavoro perché lo hanno buttato in mezzo ad una strada, era proprietario di una tabaccheria che ingiustamente gli venne sequestrata. Forse la prossima estate verrà a trovarmi con sua moglie e i bambini perché si sono messi a posto con i permessi. Calogero purtroppo non può venire perché ha 5 anni di sorveglianza speciale. L’unica che per adesso mi viene a trovare è la mia mamma che ha 68 anni e giovedì 17, a Dio volendo, la dovrei incontrare, che mi verrà a fare il colloquio. Da parecchi mesi non la vedo in quanto non faccio più di 2-3 colloqui l’anno. Papà, invece, è coetaneo tuo, ha un anno più di te, lui è del 42. Siamo stati tratti in arresto insieme nel 2007, eravamo latitanti, io da quasi 10 anni e lui da 25 anni e non ci siamo più visti dall’arresto. Lo stesso giorno che ci hanno arrestato siamo stati trasferiti nel carcere di Milano – Opera, lui allocato nella così detta area riservata, io nella sez. 41 bis. Poi lui a luglio del 2012 è stato trasferito nel carcere di Parma e io il 14 aprile 2014 in questo di Tolmezzo. Dopo di nove anni di scriverci regolarmente, tranne solo per due lettere trattenute, si sono passati il piacere di interrompermi l’unico mezzo che mi rimaneva per scambiarmi affetto con mio padre.

Poi leggo dalla tua che sei un amante degli animali, anch’io lo sono. Sono nato e cresciuto in mezzo alla natura e agli animali. Io abito nella periferia più bella di Palermo, quella occidentale, composta da mare, da montagne e da agrumeti che c’erano una volta. La definirei un paradiso terrestre. Per te, per avere un’idea, nei paraggi di Mondello e sono cresciuto insieme agli animali. La mia più grande passione sono stati e sono i cavalli, ne ho avuti parecchi, così pure i cani. Sono contento che anche tu ami gli animali. Veri amici! …

Tu pensi che ce la faremo ad abbattere i pregiudizi che la gente ha sull’abolizione dell’ergastolo? Il grande Einstein diceva che è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio! L’importante è crederci e non mollare mai. Ti invio con grande affetto i miei più cari saluti con stima e amicizia

Sandro

(visto della censura 21 novembre 2016)

 

Tolmezzo 3 marzo 2017

Carissimo Giuliano,

… non so se le mie precedenti lettere ti siano arrivate, mi auguro di sì. Ti scrivo queste poche righe per farti sapere che la situazione di non poter comunicare con mio padre è sempre la stessa. Il 4 gennaio, data di scadenza della prima applicazione , mi è stato notificato un nuovo decreto di divieto per altri 3 mesi. Ovviamente questo ulteriore abuso l’ho impugnato e sarà discusso il 7 marzo al Tribunale di sorveglianza di Trieste. Giorni fa invece mi hanno notificato la fissazione del colloquio telefonico con mio padre e l’udienza è stata fissata per il 4 aprile davanti sempre al Tribunale di Trieste. Dimenticavo il 7 marzo discuterò anche il trattenimento della tua prima missiva e gli atti giudiziari che ti stavo mandando e mi sono stati trattenuti.

A proposito volevo informarti che se nella missiva che ti ho inviato in data 14-11-2016 hai trovata parte della stessa censurata questo è stato disposto dal magistrato di Udine….

Tu fatti sentir, è un piacere per me ricevere tue notizie.

Ma novità ce ne sono sul miglioramento del 41 bis? Non ho più saputo nulla sugli Stati Generali che si sono tenuti a marzo 2016…. Ti invio i miei più affettuosi saluti … con amicizia

Sandro

(visto di censura 8 marzo 2017)

 

Tolmezzo 10 aprile 2017

…ti faccio sapere che l’udienza tenutasi il 7 marzo è andata male, il Tribunale di Trieste ha rigettato il mio reclamo e confermato il divieto di corrispondere con mio padre. Insieme al mio legale abbiamo fatto il ricorso in Cassazione.

Il 4 aprile abbiamo discusso in videoconferenza il permesso di avere colloquio telefonico con mio padre, a giorni dovrei avere l’esito che spero sia positivo.

Il 5 aprile Udine, su richiesta della direzione del carcere, ha rinnovato il divieto di corrispondere con mio padre per altri 3 mesi.

Peccato che non mi sia consentito mandarti tutti gli atti di questa mia vicenda per saggiare l’ingiustizia e la strumentalizzazione che sto subendo…

I miei più cari e sinceri auguri di felice e serena Pasqua con sincera amicizia

Sandro

(visto di censura del 15 aprile 2017)

 

Questa è l’ultima lettera ricevuta …

 

Da Spoleto

 

17 – 11 – 2016

Cari amici dell’associazione Liberarsi,

sono Caterino Nicola, nato il 26-01-1957 a Cesa, provincia di Caserta.

Da poco tempo, dopo aver trascorso quasi 10 anni di carcere tra centri clinici vari, infermerie e sezioni a.s., il 28 luglio 2016 mi è stato applicato il così detto carcere duro, il 41 bis.

Purtroppo per me sono un ergastolano definitivo “ostativo” e quando dico ostativa dico pena di morte in bianco. Vi faccio sapere che dal 1993 a causa di un incidente ho perso il dono della vista, sono un non vedente, quindi vi lascio immaginare le problematiche che mi vengono negate quotidianamente. La mia giornata la trascorro in un ozio di assoluta negatività. L’unico mio supporto sia fisico che psicologico mi è dovuto dal fatto che mi è stato assegnato un amico del mio stesso gruppo come piantone. Cioè mi accompagna nell’ora di passeggio, mi aiuta a scrivere come adesso sta facendo, mi aiuta a leggere la corrispondenza familiare e a fare le pulizie in cella strettamente necessaria.

Per una questione di precisione e di esattezza per quanto riguarda la mia cecità assoluta mi impegno nella prossima mia a mandavi la relazione oculistica fattami il 2009 dal dottor Calabrò su richiesta dei giudici e quindi non di parte.

Cari amici ho voluto precisare queste mie situazioni per evidenziare il mio stato anzi il regime e sottolineo regime in cui trascorro la mia carcerazione e mi dovete credere il mio non è vittimismo, ma è un grido di dolore che spera che qualcuno lo accolga per far sì che questa tortura abbia una fine.

Rendo noto che mi è stato comunicato che il 13 gennaio 2017 al tribunale di sorveglianza di Roma si discuterà la decisione della revoca del regime 41 bis, ci sarà anche il mio avvocato. A proposito di questo, senza vergognarmi, vi dico che io e la mia famiglia viviamo della pensione (sono invalido al 100%) che mi è stata assegnata dall’INPS.

Per il momento chiudo questa mia breve lettera nella speranza di una vostra risposta. Saluti e stima e grazie per tutto quello che fate. Con affetto, vostro

 

Nicola Caterino

Abbiamo risposto a Nicola, ma la nostra lettera raccomandata gli sarà stata consegnata? Non abbiamo più ricevute sue notizie.

 

Da Bancali – Sassari

Sassari 9/4/17

Caro Giuliano,

ho ricevuto la tua ultima raccomandata del 14/3 con all’interno il programma relativo al Convegno di ieri 8 aprile a cui partecipava il magistrato di sorveglianza di Sassari dott. Riccardo De Vito. Ti allego copie di alcune ordinanze che ha emesso: è un magistrato illuminato. (Si tratta, fra l’altro, dell’ordinanza del 14 marzo che permette lo scambio di libri tra detenuti dello stesso gruppo di socialità, e dell’ordine alla Direzione penitenziaria di Sassari di munire la sala socialità di materiale pesistico (bilancieri, manubri, pesi) e sbarre per il sollevamento in data sempre 14 marzo).  

Per il libro ho terminato il lavoro. Manca solo il commento alla sentenza della Corte Costituzionale dell’8/2/2017 (sui libri) che ancora non è stata depositata (ma è questioni di giorni, credo). Bisogna quindi attendere perché il lavoro non sarebbe completo senza il commento a questa importante pronuncia della più Alta Magistratura del Paese (che è di rigetto, ma, secondo me, è a noi favorevole: ossia potrebbe essere una sentenza c.d. interpretativa di rigetto, come le precedenti che hanno aperto le maglie del 41 bis).

Mi chiedi quando inizierò a presentarlo all’esterno (il libro). Non dipende da me. Attendo l’esito dei “continuati” da parte della Corte di Appello di Catania. Quando uscirò sarò ben lieto di darvi una mano sul territorio, ma la data è incerta…

Sulla rivista “Ristretti Orizzonti”, dopo anni e anni di battaglia ieri mi hanno fatto l’abbonamento (l’ordinanza di accoglimento del reclamo era stata impugnata dal DAP, ma l’impugnazione è stata dichiarata inammissibile). Probabilmente risolverò anche con la rivista “Mai dire mai”.

Per il resto tutto benissimo. A fine mese sosterrò l’esame di Diritto Penitenziario, dunque sono in fase di ripasso quantunque non credo di avere vuoti di memoria al momento dell’esame trattandosi del mio pane quotidiano (come un meccanico che sia chiamato a dare un esame sul funzionamento del motore dell’automobile).

Tornando al libro, è venuto molto più scorrevole, completo e aggiornato ed anche più facilmente leggibile per l’uso di due caratteri diversi (uno per le pronunce giurisprudenziali ed uno per ciò che scrivo io e che scrive la dottrina). A mio modesto avviso è venuto davvero bene e le note a piè pagina lo alleggeriscono di molto. Insomma sono contento e soddisfatto…

Ti abbraccio con affetto

Alessio

 

TESTIMONIANZE

intervento della avvocatessa Carla Serra

 

Come sempre quando si è chiamati ad analizzare un certo tipo di regime carcerario, esistono due diversi angoli prospettici da cui far partire l’osservazione: quello teorico-dogmatico dal lato della norma e quello concreto esperienziale vissuto all’interno della cella.

Evidentemente dopo tanti anni, per quanto riguarda la mia assistita Nadia Desdemona Lioce ormai 13 anni, di applicazione concreta e ininterrotta del regime speciale, si pone un problema per gli operatori del diritto di rivalutare, rivedere la norma alla luce del dato esperienziale cioè di quello che ha prodotto e delle sue ripercussioni sulla portata umana della pena, al fine di valutare oggi, la sua tenuta sul piano della legittimità e dirsi insomma chiaramente di cosa si tratta e che cosa realmente è, e che cosa si è consentito trovasse spazio nel nostro ordinamento.

Pertanto io non tratterò i profili formali teorici dogmatici della disciplina di questo trattamento, ma il mio intervento ha unicamente lo scopo di far conoscere all’esterno quella che è la reale vita quotidiana specificamente delle donne detenute in 41 bis nella sezione femminile di L’Aquila, perché si comprenda come negli anni questo regime abbia preteso di regolamentare – con una sommatoria di divieti spesso gratuiti e spesso censurati dagli stessi magistrati di sorveglianza chiamati di volta in volta a correggere gli straripamenti più gravi e intollerabili del 41 bis – ogni istante della vita quotidiana inserendosi anche nei momenti più intimi che dovrebbero essere davvero presidiati e preservati da ogni tipo di interferenza.

Questo regime nella sua estrinsecazione concreta è come se si componesse di due livelli, uno di essi è quello delle limitazioni imposte dalla norma – di cui la norma parla – l’altro più sotterraneo a tratti più sfuggente, è quello che si insinua nelle maglie più strette della vita quotidiana e quindi della persona.

Espressione del primo sono le limitazioni dei colloqui, l’utilizzo del vetro divisorio durante il colloquio con i familiari, le limitazioni dei pacchi ecc., i vari divieti nella socialità, il divieto di corrispondenza e la sua censura, tutte le privazioni relative al cibo, dal non poter cucinare nella propria cella fino a giungere all’individuazione di alcuni cibi non inseriti nel vitto e che il detenuto in 41 bis non può mai consumare, mangiare.

Ma accanto e in modo più pervasivo si inseriscono una serie di ulteriori e più vessatori divieti che privano di umanità l’esistenza quotidiana delle detenute, perché comprimono i diritti fondamentali, incidendo su un piano che opera prima e oltre il diritto, che attiene alla sfera dei diritti naturali e delle prerogative intangibili che spettano all’uomo come persona e che discendono dalla sua stessa natura ed intima essenza, come il diritto di parlare, di leggere, di scrivere, di curare la propria salute.

Questo secondo livello è evidentemente quello maggiormente invasivo, nella misura in cui è affidato alla potestà dell’amministrazione penitenziaria, di un organo quindi che ha come unico fine, unica funzione “la sicurezza”, di privare e limitare i diritti dei detenuti con una sorta di diritto d’arbitrio non sindacabile nemmeno dall’autorità giudiziaria, che conduce inesorabilmente, come afferma da tempo la mia assistita: “ alla progressiva degradazione delle condizioni dei detenuti a regime speciale atteso che la sicurezza dell’istituto sarebbe sempre priorità assoluta a cui tutto il resto è subordinabile”.

Ciò produce come risultato, quello di utilizzare, anche nel ragionamento sulla reale natura di questo regime, come limite massimo, accettabile dallo stato democratico, di questo processo di riduzione-degradazione, l’esistenza fisica della persona, per cui quello che non la colpisce in maniera diretta e immediatamente percepibile, è accettabile, è praticabile.

Perché, non è che se non mi colpisci fisicamente , in modo diretto e visibile, tu non stia comunque minando la mia esistenza fisica, perché questo tipo di vessazioni rivela la sua natura di aggressione anche all’esistenza fisica, a posteriori magari tra 20 anni, insomma una forma di tortura invisibile.

Perché non può non parlarsi di tortura invisibile a fronte di un divieto del diritto di parlare, posto che all’interno della sezione 41 bis femminile a differenza delle sezioni maschili in tutta Italia, dove i gruppi cosiddetti di socialità sono costituiti da 4 persone, ogni gruppo è composto da 2 sole persone e quindi a ciascuna è fatto divieto di parlare con le altre, tranne che con la propria compagna di gruppo.

Quando una disposizione mi obbliga a parlare soltanto con un’altra persona per tutti i gg. della mia vita, sicuramente per anni come sta succedendo, evidentemente sta minando la mia esistenza anche fisica.

In questo stesso solco non possono che vedersi tutte le altre limitazioni e vessazioni, quale il non poter avere in cella più di 3 libri contemporaneamente, e quindi la limitazione al diritto di leggere, di conoscere, di informarsi, quindi di pensare, e le interferenze praticate dall’amministrazione penitenziaria durante le visite mediche, “con agenti penitenziari che presenziavano o che potevano vedere e sentire quel che avveniva durante la visita medica e che addirittura rispondevano alle domande del medico al posto della paziente”, interferenze che avevano determinato la Lioce, a rifiutare di sottoporsi a visite mediche pur sussistendone l’esigenza e nonostante le prescrizioni sanitarie, fino all’intervento del Magistrato che ha dichiarato la illegittimità delle dette modalità di controllo nella visita, imponendo all’amministrazione penitenziaria di rispettare le prescrizioni enunciate dal Comitato Europeo per la prevenzione della tortura.

Non può non convenirsi sul fatto che questo regime visto dall’atto della cella e non più da quello della norma, abbia una evidente natura segregativa e “violenta” che incide tanto pervasivamente fino ad annullarla del tutto, anche su quel minimo di vita di relazione che il detenuto può e deve intrattenere con la popolazione carceraria, che menoma ogni forma di estrinsecazione della personalità umana, che mira ad annientare l’identità stessa dell’individuo detenuto.

Pertanto e qui lascio aperta la domanda e mi chiedo e vi chiedo se possa questo regime dirsi compatibile con i principi costituzionali, e prima ancora con il significato autentico di una civiltà giuridica una pena che tende ad annientare l’individuo nella sua identità sociale e nella salute fisica e mentale.

 

LA NOSTRA MEMORIA

scritto di Sebastiano Prino

Ciao Giuliano,

Ho appena finito di leggere le lettere che ti sono state inviate dal 41 e la lettura di quegli scritti ha ridestato in me ricordi e immagini che pensavo di aver rimosso dalla mente. Invece ogni volta che leggo una di queste testimonianze, quei ricordi e quelle immagini ritornano prepotentemente alla memoria e anche a distanza di 22 anni hanno il potere di rendermi inquieto e insicuro, per non dire timoroso e fragile. Timoroso, perché la lettura di quelle lettere, nonostante io sia ormai da due anni in regime di semilibertà e svolga un attività lavorativa regolare e una condotta di vita modesta e trasparente, fa salire in me la paura di un ritorno nelle sezioni del 41. Fragile, perché non so se in questo momento sarei in grado di affrontare nuovamente con la forza di allora le “ristrettezze” che comporta il 41 bis e che da quel che ho letto in quelle testimonianze e rimasto tale e quale ad allora. Un circuito penitenziario assurdo che come ha detto qualcuna delle persone intervenute nel convegno dell’8 aprile lì a Firenze, non ha più presupposti per essere tenuto in vita, tranne quello di continuare a recare prebende a una cricca di funzionari e politicanti che usano il 41 come cavallo di troia per scalare posti di potere. Ogni qualvolta ricordo il periodo trascorso nella sezione del 41 dell’Asinara, dopo alcuni “ricordi” rimasti indelebili sulla mia carcassa, mi viene in mente una presa per i fondelli fattami da una guardia qualche mese dopo il mio arrivo in quella galera. All’ingresso mi fu tolto un giubbottino che indossavo poiché doveva essere sottoposto a controllo, un giorno che faceva freddo chiesi a una guardia se potevo riavere quel giubbotto, mi rispose: “Fai la domandina”! Non ho penna, risposi! Allora fai prima domandina per acquistare la penna! Mi sta prendendo ingiro! Dopo ti prenderemo bene! Quella notte non dormì!   L’Asinara è stato anche questo.

 

Nuoro maggio 2017                                                           Sebastiano Prino

 

LA LETTERA DI UNA VOLONTARIA

Beatrice La Maddalena

Da oltre un mese non scrivo a Salvatore.

Salvatore, uno dei vari amici in carcere coi quali mi scrivo. Salvatore, l’unico in 41bis, da undici anni …

Ha 37 anni Salvatore. Ha scritto un libro. La direzione non gli consentiva di avere il suo libro in cella. La mia prima lettera, righe di solidarietà. Sono passati due anni da allora. Cominciai a parlargli normalmente, come fatto con tutti gli altri. Non facile mai scrivere ad uno sconosciuto … per di più in carcere. Poi ci si rilassa un po’, l’altro non è più del tutto estraneo, io non sono più del tutto estranea, si normalizza si accettano i limiti e la ricchezza di ogni rapporto. Si parla di sé e di tante cose. Si comincia a dire di sé, si ascolta quello che l’altro dice. Con Salvatore NO! Orribile sapere che ogni mia parola rivolta a Salvatore È letta prima dagli agenti dell’ufficio censura. PERCHE’? Mi sento violata. Magari qualcuno ride anche delle mie parole. Continuo a scrivere, gli dico che scrivo ad altri uomini in carcere. Perché ciò che si dice apertamente è sospetto? Mai ho fatto un nome, mai ho citato qualche istituto penitenziario. Ciò che non è detto, o detto ambiguamente, solo questo può destare sospetto. Così mi dice la logica. Ma io sono ingenua, eppure ho quasi settant’anni! Ho incontrato la famiglia di Salvatore. In una lettera gliel’ho raccontato. Da allora le mie lettere, tutte indistintamente finiscono sulla scrivania del Magistrato di Sorveglianza PERCHE’? Forse so rispondermi. Salvatore deve essere privato di tutto, anche di qualche lettera innocua con una che potrebbe essere quasi sua nonna. Salvatore deve essere isolato Salvatore deve essere trasformato in uno zombie! Invece lui è un uomo vivo, Salvatore è intelligente, Salvatore è un filosofo, Salvatore deve avere qualche possibilità. Ed io? Mi sento vile. Hanno vinto loro? Assecondo la loro vittoria e la loro logica?

NO MAI! Dio,dammi la forza di continuare, nonostante la frustrazione e il senso di impotenza grandi.

 

BEATRICE

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