A cosa servono gli occhi, di Laura Del Lama, recensione di Daniela Domenici

 

Quattro anni fa la sua opera prima mi “chiamò” casualmente dagli scaffali di una biblioteca fiorentina e fu subito feeling nonostante l’autrice mi fosse totalmente sconosciuta

https://danielaedintorni.com/2013/04/15/non-so-dove-ho-sbagliato-di-laura-del-lama-recensione-di-daniela-domenici/

ancora una casualità (ma niente accade per caso, per me) e qualche giorno fa mi è capitato di leggere la sua opera più recente e il feeling è stato ancora più travolgente e totale della prima volta.

Le parole che lo scrittore Vichi dedica a questo libro mi trovano pienamente concorde e sento l’esigenza di parlarvene subito, appena letta l’ultima pagina.

È una raccolta di sei racconti di varia lunghezza, l’ultimo il più lungo, che hanno in comune alcuni elementi come fils rouges.

Innanzitutto le situazioni al centro di ogni racconto sono assolutamente originali, imprevedibili, le relazioni tra i/le protagonisti/e sono fuori dai normali, classici canoni, non lasciano indifferenti, commuovono, stravolgono.

Inoltre sono tutte dei piccoli thrillers a lento disvelamento, l’epifania arriva attraverso un percorso diverso in ognuna di loro, si sta in apnea, sospese/i fino alla fine.

E in ognuna di loro c’è una carenza profonda, un’assenza incolmabile che nasce, quasi sempre, da un “non detto”, tra gli amanti del primo racconto o tra figlia e madre del secondo o tra marito e moglie nel quarto o, infine, tra sorelle nel sesto e ultimo che ho amato più di tutti.

Per cercare di spiegare queste carenze/assenze l’autrice utilizza una lettera nel primo ma, soprattutto, nel secondo racconto, la suocera del protagonista nel quarto e un amico comune nel sesto.

I miei complimenti più sentiti all’autrice e…alla prossima opera!!!

 

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