accadde…oggi: nel 1489 nasce Clarice de’ Medici, di Carolina Germini

La vita di Clarice si inserisce all’interno di un periodo molto burrascoso, per la storia fiorentina in generale e per la famiglia Medici in particolare.
Alla sua nascita, il casato gode ancora dello splendore legato a Lorenzo il Magnifico, a lei spetta il merito di aver combattuto, per tutta la vita, cercando di mantenerne alto il prestigio.
È ricordata soprattutto per il coraggio che l’ha sostenuta e accompagnata in alcune delle vicende più importanti della famiglia; la sua tenacia l’ha portata a difendere il casato dagli errori del papa mediceo Clemente VII e se di suo padre Piero si ricorda la poca propensione al comando e lo scarso carisma, di Clarice si riconosce la determinazione, l’intelligenza politica, la forza d’animo.
Clarice_de'_medici,_xvi_century_paintingIl nome lo eredita dalla nonna paterna, Clarice Orsini. Nasce a Firenze nel 1489 da Alfonsina, anche lei una Orsini, e da Piero, figlio di Lorenzo De Medici; alla morte di quest’ultimo, è proprio Piero a prendere le redini della famiglia e della città. Sono tempi difficili, carichi di tensione soprattutto dopo la morte del Magnifico. Sono gli anni delle prediche di Savonarola, delle controverse scelte politiche di Piero e delle contrastate alleanze da lui volute. Sono gli anni che culminano con la cacciata della famiglia da Firenze.
Clarice è ancora piccola quando, insieme al padre e al fratello Lorenzo, viene esiliata. Nonostante la lontananza forzata e senza aver conosciuto realmente la città, questa le resterà sempre nel cuore e sempre lei resterà legata alle sue radici. Quando il padre Piero muore, la ragazza ha solo dieci anni e a occuparsi della sua educazione è lo zio, il cardinale Giovanni de Medici, futuro papa Leone X. Per lei, fin dalla prima adolescenza, si cominciano a tessere le trame di un matrimonio degno di una Medici: ci pensano la madre Alfonsina e lo zio cardinale. Inizialmente ci si orienta verso Baldassar Castiglione, poi le trattative si spostano su Filippo Strozzi, rampollo di una delle casate fiorentine più influenti dell’epoca. La scelta non è casuale, la famiglia Strozzi è molto ricca, potente e soprattutto contraria a Pier Soderini, gonfaloniere di Firenze dal 1502; si comincia a preparare il ritorno dei Medici, il capo designato a riprendere il potere è il fratello di Clarice, Lorenzo. Anche la zia Lucrezia e il marito Jacopo Salviati assecondano le trattative matrimoniali, decisi e fermi nelle loro idee antirepubblicane. Lo zio cardinale si impegna perché anche il papa, Giulio II, intervenga presso il governo fiorentino per chiedere il perdono per la famiglia in esilio e, per Filippo Strozzi, la possibilità di contrarre matrimonio con una Medici: su Clarice pesa infatti la condanna all’esilio e il futuro marito, sposandola, rischia la stessa sorte. Ma la posta in gioco è troppo grande: da una parte la famiglia Medici vede concretamente la possibilità di tornare al vertice di Firenze e riprendere quel potere sottratto anni prima; dall’altra Filippo Strozzi è conscio che quelle nozze rappresentano l’ulteriore consolidamento del proprio potere politico ed economico.
Il patto matrimoniale è firmato a Roma nell’estate del 1508, Clarice ha quindici anni quando sposa Filippo. Per loro si apre la strada dell’esilio a Napoli, ma la condanna è di breve durata e, dopo solo un anno e il pagamento di un’ammenda, gli sposi possono rientrare a Firenze.
La loro unione è caratterizzata da una grande intesa e da un solido legame. Hanno dieci tra figli e figlie ed è Clarice a occuparsi della loro educazione. Non accudisce solo loro, ma cresce anche i figli illegittimi del casato, Ippolito e Alessandro: il primo è figlio di Giuliano Duca di Nemours, il secondo di Giulio de Medici, futuro papa Clemente VII. La decisione di Clarice di occuparsi di loro rientra in quel forte senso di appartenenza alla famiglia che la donna prova; con lo stesso spirito prende sotto la sua protezione anche la nipote Caterina, unica erede del fratello Lorenzo e di sua moglie Maddalena de La Tour d’Auvergne, rimasta orfana poco dopo la nascita.
Il senso di appartenenza e l’orgoglio del nome Medici: sono questi i sentimenti che la spingono a prendere decisioni orientate a salvaguardare l’onore e il prestigio del casato.
A contrastare le sue intenzioni è però Giulio de’ Medici, papa Clemente VII. Clarice prova da sempre un forte astio verso di lui, rinfocolato dalla scelta di individuare in Ippolito e Alessandro gli eredi del potere fiorentino a discapito della piccola Caterina, di fatto l’unica discendente legittima e diretta di Lorenzo il Magnifico. Clemente VII ha sempre cercato di essere l’unico burattinaio delle vicende familiari e fiorentine e lo scontro con la donna è inevitabile. Clarice lo accusa, riferisce Benedetto Varchi nella sua Storia fiorentina, di avergli sottratto i beni che avrebbe dovuto ereditare alla morte del fratello Lorenzo; inoltre il papa si oppone alla carica cardinalizia per suo figlio Piero e affida l’educazione dei due rampolli illegittimi al cardinale Passerini, uomo di fiducia del pontefice e reggente di Firenze, indicando chiaramente la volontà di interrompere i legami tra i ragazzi e Clarice.

In ultimo nel 1526, dopo il saccheggio di Roma e del Vaticano da parte delle truppe armate di Pompeo Colonna, Clemente VII lascia in ostaggio Filippo Strozzi a garanzia delle clausole di armistizio firmate, mettendolo realmente in pericolo quando non rispetta quanto firmato Appena Clarice viene a sapere della minaccia che incombe sul capo del marito, corre in suo aiuto e riesce a ottenerne la liberazione pagando il riscatto, forse con soldi sottratti al Vaticano.
Mancano poche settimane al Sacco di Roma: Clarice e il marito cercano una via di fuga, nonostante i divieti imposti dal papa; si imbarcano da Ostia per Civitavecchia e da qui giungono a Pisa e poi a Firenze. Anche qui la situazione è complessa e pericolosa, ci sono nuove ribellioni da parte del popolo fiorentino contro la famiglia Medici e in particolare contro l’operato di Alessandro e Ippolito che hanno affiancato il cardinale Passerini nel governo della città. Incombe nuovamente lo spettro dell’esilio. Clarice non si perde d’animo e grazie al suo acume politico, all’audacia e alla determinazione convince il marito a parteggiare per la Repubblica. Benedetto Varchi la descrive “altiera, così animosa donna”, tanto audace da sfidare la folla e recarsi a palazzo Medici dove il cardinale, Ippolito e Alessandro sono rinserrati.

Nel libro The girlhood of Catherina De’ Medici Thomas Adolphus Trollope racconta come Clarice affronti da sola la situazione, incolpando il cardinale di aver privilegiato solo i suoi affari e i suoi interessi e il papa, insieme ai due giovani rampolli illegittimi, di non essere degni del nome della casata: «Entrando nella stanza con passo maestoso e con gli occhi fiammeggianti, piena di indignazione, alzando la voce tanto da essere udita dalla folla assiepata nella strada, rimproverò acerbamente al cardinale, che l’ascoltava tremante, di aver condotto a quel passo i suoi affari e quelli del suo padrone, affermando che i suoi antenati, veri Medici, si erano condotti in modo molto diverso, e con la loro cortesia e la loro benevolenza avevano conquistato l’amore dei Fiorentini. Ma voi – voltandosi verso Ippolito e Alessandro – che avete convinto il mondo intero che non siete del sangue dei Medici, e non soltanto voi ma anche Clemente, papa indegno, perché vi stupite se oggi sono tutti contro di voi? Partite dalla casa nella quale non avete diritto di rimanere, e da una città che non ha nessuna affezione per voi. Perché in quest’ora triste incombe su di ME di sostenere l’onore della famiglia».
Intensa ma breve la vita di Clarice de’ Medici caratterizzata, ci dicono gli storici, da salute cagionevole. L’anno successivo, nel 1528, muore a trentanove anni.

Il testo è tratto dalla ricostruzione storica pubblicata su “Memorie” nel sito www.toponomasticafemminile.com

http://www.dols.it/2017/02/09/clarice-de-medici/

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