Tango al buio, di Bruna Zarini, Iacobelli editore, recensione di Daniela Domenici

Mi è stato fatto dono di questo libro che mi ha ammaliato sin dalle prime righe per la passione che l’autrice, maestra di tango argentino, ha riversato sia nell’esperienza da lei vissuta che nel racconto che ne fa in questa sua opera.

Mi ha affascinato anche perché sono stata, per qualche anno, docente di sostegno e quindi qualunque arricchimento, qualsiasi nuova esperienza che si possa regalare alle persone con disabilità mi trova concorde nel cuore e nell’anima.

Bruna Zarini ha immaginato e poi dato vita, insieme a una cara amica. Gaby Mann, e a dei collaboratori, con un percorso lungo e pieno di ostacoli splendidamente superati grazie al suo amore per il tango, alla sua tenacia e alla sua passione, appunto, al primo corso di tango argentino per non vedenti e ipovedenti a Bologna; e in questa sua opera ci racconta come ha fatto, com’è nata l’idea, chi siano i/le suoi/e allievi/e e dove si siano esibiti/e.

E le sue parole finali mi commuovono, sono anche le mie da ex prof di sostegno “…chi balla il tangolo sa che quando entra nell’anima e nel corpo non esiste antidoto per tenerlo lontano, non se ne andrà mai più! Come non se ne andrà mai più tutto ciò che ho imparato dai miei allievi non vedenti, come non se ne andrà mai tutto ciò che mi hanno donato permettendomi di entrare nelle loro intimità contagiandoli con la mia passione per il tango”.

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