storia di un’adolescente e della violenza da lei subita, resoconto di Daniela Domenici

Sono violentemente, dolorosamente sconvolta da questa storia che mi è stata raccontata qualche ora fa da una ragazza che non è una mia alunna, che ho visto oggi per la prima volta perché è in un’altra classe e che ha soltanto quattordici anni; allo stesso tempo sono profondamente onorata per la fiducia che ha riposto in me a pelle, senza conoscermi, aprendosi la sua anima e il suo cuore.

Le ho chiesto il permesso di raccontarla facendo in modo che non possa essere riconosciuta e lei me l’ha accordato. La cosa che più mi ha sconvolto è che ne parla come se si trattasse di qualcun’altra, quasi con distacco, infatti mi ha detto “sì, prof, forse facendo così riesco a tenere a bada il dolore…”.

Abbiamo iniziato parlando del comune amore per i libri, le ho detto che ne ho scritti tanti e lei mi ha detto che ne sta scrivendo uno per provare a metabolizzare un dolore. E io ho subito percepito, non so ancora perché, quale fosse e le ho chiesto “sei stata violentata?” e lei “sì, prof, da mio padre”. E mi si è gelato il sangue.

Abbiamo abbassato il tono della voce, ci siamo leggermente allontanate dal resto della classe e lei ha continuato, come se mi conoscesse da sempre, a rispondere alle mie domande sul perché, sul dove, sul come, sull’attuale situazione di detenzione, sul suo profondo disagio che l’ha portata già una volta a tentare il suicidio salvata in extremis, sul rapporto con la madre, sui suoi ricoveri ospedalieri per essere aiutata a uscire da questo dolore inenarrabile, sul suo coraggio nel denunciarlo anche contro il parere di familiari e sull’attuale rapporto con lui e tanto altro ancora; i minuti sono volati e non ce ne siamo accorte, si raccontava con lentezza guardandomi sempre negli occhi, avrei voluto abbracciarla stretta ma non potevo davanti alla classe. L’ho fatto dopo salutandola e promettendole che le presterò tanti libri e che l’aiuterò a pubblicare il suo quando lo finirà; ha un paio d’occhi neri profondissimi e un sorriso stupendo nonostante tutto. Ringrazio l’Universo che oggi ci ha fatte incontrare e che le ha ispirato questa sua confessione a me, prof sconosciuta ma in quel momento solo totalmente mamma.

 

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