Andate a vedere Picasso, di Chiara Germak

foto dell’autrice

Andate a vedere la mostra di Picasso se volete essere investiti dalla realtà , se avete smarrito il senso del gioco, se volete vedere i saltimbanchi.

La mostra di Picasso emoziona perché profuma di verita’ , Il segreto dell’arte è quello di essere vicinissimi alla verità, ad un passo dall’afferrarla.

Una citazione posta all’ingresso della prima sala recita: “ Il mio atelier è una specie di laboratorio. Come succede con tutti gli esperimenti, alcuni riescono e altri no”.

La suggestione di queste parole mi rincuora e mi induce a sentirmi legittimata nell’intraprendere un viaggio in cui potrei perdermi.

Sono circa cinquanta le opere provenienti dal Musèe Picasso di Parigi. Il percorso è suddiviso in aree tematiche, dalle opere dei primi del Novecento di ispirazione africana, alle bagnanti, ai ritratti di donna degli anni 50 e 60.

Ma come l’artista stesso affermo ’ “..Mi viene da ridere quando parlano dei miei periodi” e mi domando con grande curiosita’ come avrebbe disposto le sue opere .Probabilmente le avrebbe lasciate abbandonate quasi con noncuranza le une sopra le altre, appoggiate ai vecchi muri della sua casa di campagna.

Picasso gioca con le cose trasformandole, deformandole attraverso giochi di forme e colori in un impeto vorticoso di visioni caleidoscopiche da togliere il fiato.

Confida in un’ intervista allo scrittore Carlo Castellaneta che lo interrogò sull’enorme successo dell’opera più famosa: “Guernica è il toro che da ragazzo ho visto nell’arena, la sedia impagliata della cucina, gli oggetti quotidiani che vedo sempre ..Mentre dipingevo Guernica avevo nel naso l’odore delle cipolle appese nelle grandi cucine basche, la vista di mia madre abbandonata sulla sedia a dondolo, il ronzio di un moscone. La denuncia, la protesta, vengono dopo..La gente si turba, applaude per quelle mani che gridano.. da allora è diventata il simbolo della Resistenza di Franco”.

E’ un’esperienza sensoriale quella che il visitatore è chiamato a intraprendere “Ho sempre pensato che l’opera d’arte sia una combinazione chimica, roba di pancreas, di una buona digestione, una luce giusta, il pane fresco alla mattina sulla tovaglia a quadretti..”.

Una continua ricerca volta a domare la realtà, perché, come lui stesso suggerisce “ Un artista non è libero come si potrebbe credere. Basti pensare ai miei ritratti di Dora Maar…Non facevo che obbedire alla visione che mi si imponeva”.

E alla richiesta di spiegare come nascono le sue opere, aggiunge “Tu sai che tutto è gia’ stato dipinto e scolpito e ti capita una cosa nuova.. sei lì che cerchi di capire quello che stai facendo. E’ come un uomo che cammina lungo la riva di un fiume e ad un certo punto incontra una pagliuzza d’oro. Non sa ancora se c’è un filone d’oro, ma quella è la sua pepita”.

L’artista è l’artigiano che forgia la realta’, si sporca le mani tutti i giorni. Perché se uno non cerca , non trova.

Picasso, è profondamente attuale quando dice che l’umanita’ ha perso il senso del gioco: “Se non fossi un artista vorrei essere un saltimbanco, mi piace meravigliare”.

Grazie Monsieur Picasso per questa Meraviglia.

 

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