accadde…oggi: nel 1913 nasce Gianna Boschi

Formatasi alla Scuola di Disegno di Faenza sotto la guida di Roberto Sella e all’Accademia di Belle Arti di Bologna come allieva di Giovanni Romagnoli, Gianna Boschi inizia ad esporre le proprie opere nel 1941 e si avvia a una carriera da insegnante nel 1945. Le sue prime opere, quasi esclusivamente ritratti di bimbe o di fanciulle, evolvono rapidamente dagli insegnamenti ricevuti verso classiche compostezze non immemori – pur nella loro propensione ad apparire con cautela, gentilezza e riluttanza, da sfondi monocromatici – di fibrillazioni del tutto moderne. Espone ripetutamente con le nuove leve della scena faentina e romagnola, ma i suoi richiami ideali e le sue espressioni di amicizia vanno piuttosto ad artisti come Domenico Rambelli e Francesco Nonni (artisti ormai inattuali) a suffragare una programmatica distanza dalle espressioni contemporanee che troverà vie anche nelle attenzioni prestate alla figura di Felice Giani. Interessi che la porteranno ad indagare il mito, la cultura classica e neoclassica lasciando segni indelebili nel nuovo periodo della sua pittura a partire dai primi anni Settanta, e nell’impegno (1975-1986) come presidente della locale sezione di Italia Nostra (di cui era stata membro fondatore nel 1963) in nome della salvaguardia di architetture, opere e valori ormai trascurati se non disconosciuti. Dal 1958 insegna all’Istituto d’Arte di Faenza disegno dal vero, materia sempre più trascurata, non solo dagli allievi, man mano che si andavano affermando anche localmente, e in modo spesso provinciale, istanze di segno del tutto opposto. Dal 1962 inizia a dedicarsi anche alla ceramica traducendo il suo segno, sempre più sintetico, in vasi e coppe modernamente in dialogo con l’antico, partecipando a varie edizioni del Concorso della Ceramica di Faenza e vincendo concorsi (pannello collocato nel 1970 nel Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Bologna). Alla “crisi” moderna e alle teorizzazioni di una “morte dell’arte” Gianna Boschi ha dato, pur nel suo voluto e costretto isolamento, una risposta precisa: “mantenere il contatto con la realtà delle sensazioni esistenziali” (Franco Solmi) sapendo adeguare, con coerenza e rigore, l’utilizzo delle tecniche artistiche più comuni all’espressione di sensi di grazia, di bellezza e di nobile semplicità. Una “vita artistica contro” quella di Gianna Boschi che, in modo carsico, ha innervato la generazione degli artisti figurativi faentini attivi fin dai primi anni Ottanta sotto il segno del “primato dell’artista” e del “lavoro felice” (Aldo Rontini, Nedo Merendi, Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni).


Nel giro dei pochi anni che intercorrono tra Fanciulla in blu con fiori azzurri sulla spalla e Figura femminile in veste blu e volo di uccelli, Gianna Boschi sviluppa i propri temi figurali, che avranno per tema privilegiato la figura femminile, da evidenti debiti nei confronti di Giovanni Romagnoli, il mazzo di fiori appena accennato, verso linearità più sintetiche. Particolare rilievo viene conferito alla muta espressività delle mani secondo una tradizione che affonda nella ritrattistica almeno rinascimentale e che, in ambito locale, Angelo Biancini aveva riscoperto e aggiornato plasticamente.

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