parlamento: cosa significa la parola? di Ignazio Baldelli e Ugo Vignuzzi

http://www.educational.rai.it/lemma/testi/istituzione/parlamento.htm

Il termine italiano parlamento deriva dal verbo parlare ed è analogo a molti altri sostantivi formati da verbi con l’aggiunta del suffisso -mento.

Si pensi ad avvenimento da avvenire, bombardamento da bombardare, godimento da godere, spostamento da spostare.

L’origine di parlamento, condivisa con quella di parlare, ha le sue radici nel greco antico parabolé entrato nel latino dei primi cristiani quando il verbo loqui fu sostituito in Italia e in Gallia da parabolare, da cui si formarono parabola e poi parola.

Una citazione d’obbligo nella nostra letteratura ci riporta alla Canzone di Legnano, nella quale il poeta Carducci rievocava il settimo centenario della battaglia che per lui, vate dell’Italia finalmente unita, rappresentava il principio del popolo italiano rinnovellato. ‘Allor fe’ cenno il console Gherardo, – scrive Carducci – e squillaron le trombe in parlamento’.

La lotta dei comuni italiani contro l’invasore Federico Barbarossa, la convocazione di un’assemblea generale di cittadini per discutere e deliberare sul da farsi sono al centro dei famosi versi del Carducci.

Questo raduno veniva chiamato parlamento perché presupponeva il parlare delle questioni di maggior rilievo per la vita del comune stesso.

Nell’italiano antico il termine parlamento indicava l’atto del parlare, cioè il discorso, l’orazione, spesso con un preciso riferimento alla politica e al potere.

Con parlare, infatti, e ancor più con il sostantivo da cui il verbo proviene, parola, abbiamo a che fare con termini affascinanti, che ci rinviano alle origini stesse della nostra cultura e della nostra civiltà.

E il sostantivo parlamento ci rimanda inevitabilmente alla vita e alle istituzioni della nostra repubblica, ricordandoci ancora oggi il verbo parlamentare vuol dire stabilire un colloquio con qualcuno allo scopo di raggiungere un accordo.

Importante è che ci sia qualcuno, detto appunto il parlamentare, che tratti personalmente con due parti avverse tra di loro o con una delle due a nome dell’altra.

Se è vero che il termine parlamento ha assunto fin dal Medioevo il valore politico di assemblea, è anche vero che tale valore ha avuto nel tempo sfumature assai diverse, a seconda delle epoche, delle situazioni, delle organizzazioni statali e delle forme di costituzione: ecco da un lato i consigli di piccoli comuni rurali, e dall’altro le assemblee giudiziarie nel regno di Francia, fino al Parlamento inglese, composto dalla camera dei lord e da quella dei comuni.

Furono proprio le tradizioni parlamentari inglesi, sviluppatesi tra il Sei e il Settecento, a fornire il modello del moderno sistema parlamentare o parlamentarismo, con la distinzione tra maggioranza e minoranza, o meglio tra partiti di governo e di opposizione.

Il parlamento è oggi il luogo in cui l’assemblea dei rappresentanti del popolo fa vivere con le sue discussioni e i suoi dibattiti la dialettica democratica alla base della libertà.

Dagli antichi parlamenti comunali riuniti alle origine nelle piazze ai parlamenti degli stati nazionali la cui affermazione spesso è stata il frutto di dure lotte, si è approdati a un parlamento sovranazionale come il Parlamento europeo, eletto da tutti i cittadini dell’Unione.

Questo parlamento opera già da alcuni anni e ha poteri che si vanno estendendo nelle molte tappe di un cammino di storia e di civiltà.

P.S: una piccola considerazione da linguista quale sono: il termine “parlamento” è quindi di origine tipicamente latina e, incredibilmente, il primo vero esempio di “parlamento” si è avuto invece in Inghilterra, paese di lingua anglosassone, che ha “storpiato” il “nostro” sostantivo “parlamento” trasformandolo in “parliament”…

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