Come voci in balia del vento, di Gisella Modica, Iacobelli editore, recensione di Daniela Domenici

“Un viaggio nel tempo tra storia personale e storie collettive”: questo il sottotitolo del libro di Gisella Modica che per la collana “frammenti di memoria” ci racconta un suo viaggio in una zona particolare della Sicilia in provincia di Palermo che fu teatro, negli anni Cinquanta del secolo scorso, dell’occupazione delle terre per capire meglio le protagoniste, donne coraggiose che misero a rischio la propria vita per un ideale.

Modica torna in quei luoghi in cui era già stata con un registratore nel 1977 per raccogliere le voci di quelle donne straordinarie; le riascolta dopo vent’anni e le sembrano quasi incomprensibili, poi, man mano, durante il cammino, grazie agli odori, ai suoni e ai colori dei paesaggi attraversati, ogni voce torna a essere viva, pregnante, a caratterizzare ogni donna e il suo contributo all’occupazione delle terre che, purtroppo, non portò a risultati positivi anzi, fu “il fallimento di uno degli eventi più controversi della storia siciliana, conclusasi con l’emigrazione” come si legge in seconda di copertina.

Modica ci parla di Concetta, Rosaria, Sarina, Provvidenza, Adelina, Maria, Bernarda e Antonietta e attraverso di loro si racconta negli anni in cui era, come leggo nella prefazione di Maria Concetta Sala, “militante a tempo pieno o politica di professione come si autodefinisce, in uno dei gruppi extraparlamentari dell’epoca…”; con questo libro l’autrice sembra voler ricomporre alcuni frammenti della propria storia rivisitandoli vent’anni dopo e trovando loro una nuova collocazione grazie a quelle voci in balia del vento che diventano corpi e poesia, lotte e ideali…

Annunci