accadde…oggi: nel 1873 nasce Nella Giacomelli, di Fabrizio Montanari

http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Nella+Giacomelli&idSezione=66689

A volte capita che un incontro con una persona colta, ricca di denaro e di nobili ideali possa cambiare il corso di un’intera vita. Quando meno te lo aspetti una parola, una compagnia o un libro possono farti vivere e sognare per sempre. E allora può nascere una storia che assume i caratteri dell’avventura e della favola.

Qualcosa di simile è successo a una giovane maestrina, Nella Giacomelli, intelligente e curiosa d’imparare, cresciuta nel clima del socialismo pionieristico di fine Ottocento nella ospitale terra lodigiana.

Un giorno, questa ragazza incontra un affascinante professore universitario (Ettore Molinari) che le chiede d’accudire i suoi figli e di collaborare con lui alla creazione di importanti e pericolose riviste libertarie. Questi, oltre al lavoro, le offre però anche quell’amore che non ha mai conosciuto, nemmeno in famiglia, e di cui sente d’avere tanto bisogno.

Inizia così involontariamente un’avventura culturale senza precedenti, che farà loro attraversare molti difficili anni in un crescendo di passione politica e d’affinità affettiva. Ettore e Nella formano davvero una bella coppia, che molti ammirano e tanti altri invidiano.

Figlia del repubblicano Paolo Giacomelli e di Maria Baggi, Nella nasce a Lodi nel 1873 e muore a Rivoltella nel 1949. Il suo nome di battesimo ha una storia e un’origine precise. Il padre, fedele alle sue idee politiche, era solito ripetere la frase “Fede nella libera terra”, tanto che alla prima figlia aveva imposto il nome di Fede e alla seconda quello di Nella.

Libera e Terra non erano nate e così al figlio maschio aveva consegnato il nome di Espero Fine. Ma la tragedia incombe. Paolo, dopo essersi separato dalla moglie, forse colto dallo sconforto e dalla solitudine, non ha più la forza di proseguire da solo e si uccide.

Nella, nonostante tutto, riesce a studiare e a conseguire il titolo, allora molto ambito, di maestra. Una volta uscita da scuola trova subito impiego come insegnante a Maslianico (Como) e a Cocquio (Varese).

Ha occhi azzurri, capelli biondi, carattere vivace. È in sostanza una donna attraente, anche se un po’ claudicante e con il volto leggermente segnato dal vaiolo contratto in giovanissima età.

Le gravi e dolorose vicende della famiglia forgiano il suo carattere rendendola autoritaria, battagliera, rigorosa e intransigente verso sé stessa e gli altri.

La convivenza in famiglia si presenta per lei subito complicata e i suoi rapporti con i genitori non sono certo ottimali. Nella soffre in modo particolare l’indifferenza e la mancanza di rispetto che la madre dimostra per i suoi ideali e per la rabbia che ha in corpo.

La considera, non a torto, conformista, retriva, tutta dedita alla casa e alla chiesa. In seguito ebbe modo di descriverla con amare e risentite parole: “In fondo ad ogni cosa ella non vedeva che il denaro… il suo desiderio di possedere la spingeva ad un risparmio doloroso, ad un’economia crudele, ad una spasmodica attenzione ad ogni spesa ed ogni spesa era per lei la sua morte”.

E ancora: “Quando in casa entravano giornali politici, li gettava nel fuoco e diceva: guarda come bruciano! Guarda che fiamme! Fanne venire molti, cara. Ci riscalderemo!(1).

In un articolo pubblicato sul foglio libertario Il Grido della Folla del 27 giugno 1902 rammenta: “Io ricordo l’impressione che sui miei parenti fece la rilevazione della mia professione di fede anarchica: fu di spavento. Come una follia, il terrore li aveva invasi(2).

Nel 1894, a differenza della sorella Fede, mite e rassegnata, Nella se ne va di casa e nel 1898, forse dopo un tentato suicidio per un amore mancato, a Milano in cerca di fortuna. Nella capitale della corrente individualista dell’anarchismo italiano incontra Ettore Molinari, di sei anni più vecchio di lei, chimico e docente cremonese, prima presso l’Università Bocconi e poi al Politecnico(3).

Ettore le offre di divenire istitutrice dei suoi sei figli e di aiutarlo nella redazione di alcune riviste libertarie. Le sue parole sono convincenti e Nella accetta senza esitazione. Molinari è nato a Cremona nel 1867 da una famiglia di possidenti dediti da sempre all’agricoltura. Attivo nel movimento anarchico italiano e internazionale, ha conosciuto a Londra Errico Malatesta e lo stesso Kropotkin.

I loro caratteri sono molto diversi: Molinari è assorbito dalla ricerca e dall’attività didattica, con una visione ottimistica della rivoluzione che si basa su una cultura positivista e materialista; la Giacomelli è un’attiva organizzatrice, con vasti interessi culturali, soprattutto letterari.

La condivisione di interessi politici e l’adesione al comune ideale anarchico li porta ben presto, dunque, a collaborare a diversi progetti editoriali come Il Grido della Folla (1902-1907), il maggiore giornale individualista dell’Italia d’inizio secolo, e La Protesta Umana (1906-1909).

Il loro intendimento culturale e politico è riassunto in queste parole: “La nostra idea fondamentale è quella di formare delle coscienze, degli individui convinti, e nessun ambiente si presta meglio della nostra propaganda delle associazioni operaie, senza però perdere di vista la gran massa dei lavoratori che non sono organizzati, fra i quali la propaganda dei nostri ideali è altrettanto necessaria(4).

A sostenere quest’avventura giornalistica si affiancano anche altri due importanti protagonisti delle vicende politiche di inizio secolo: Leda Rafanelli e Giuseppe Monanni. Molinari è, infatti, uno dei maggiori editori e finanziatori di giornali anarchici tra l’inizio del secolo e l’avvento del fascismo e a lui guardano molti intellettuali anche di diversa fede politica.

Ben presto il gruppo anarchico milanese si differenzia dagli altri operanti in Italia per le sue caratteristiche spiccatamente culturali e per la passione all’indagine sociologica.

Di tendenza individualista e antiorganizzativa, secondo la Prefettura milanese che la sorveglia, Nella “fa vita ritirata, ma ama la compagnia di affiliati a partiti sovversivi”. È arrivata all’anarchismo dopo una breve militanza socialista, durante la quale ha collaborato alla rivista La vita internazionale, al giornale socialista di Lodi Sorgete e ha intrattenuto rapporti epistolari con l’onorevole Camillo Prampolini.

Oltre che con l’apostolo del socialismo riformista reggiano, per quasi tutta la vita rimarrà in corrispondenza con l’amica scrittrice Ada Negri, già sua compagna di scuola, che si sentirà in dovere di intervenire perfino presso Mussolini quando lei sarà arrestata nel 1928.

Tra gli anarchici è in contatto, anche se spesso la ritroviamo sostenere nei loro confronti aspre polemiche, con alcuni noti individualisti: Gavilli, Schicchi, Tancredi, Gigli.

La rottura più dolorosa è, comunque, quella che si consuma con Paolo Schicchi. È una polemica pubblica che la porta, nel 1909, a pubblicare l’opuscolo “Un triste caso di turpe livello di P. Schicchi, parte I. Brevi cenni sul movimento anarchico a Milano, parte II. Confutazione documentaria del libello Schicchiano”.

Questi, in effetti, impersona l’esigenza dell’azione a tutto campo, dalla propaganda giornalistica di tono aspro e violento agli attentati dimostrativi, di cui egli stesso è autore(5).

Con Obertan Gigli, invece, nonostante la divergenza d’opinioni manterrà sempre un buon rapporto e stretti legami. Come si desume da alcune lettere rinvenute nell’archivio Oberdan Gigli, pare anzi che Nella si sia innamorata, anche se non corrisposta, di Gigli nel 1903, quando lei era trentenne e lui appena ventenne.

Sempre nello stesso anno collabora alla Questione Sociale e di quell’esperienza in seguito ricorderà: “La Q. S. mi occupò molto. Mi appassionò, ebbe la parte migliore di me. Refrattaria all’amore, diffidente verso gli uomini, senza curiosità per la vita che conoscevo troppo triste e ingiusta per tenerla cara, spesi tutte le mie energie d’animo e dell’intelletto nella propaganda per le idee socialiste(6).

Con Zelmira Binazzi, Maria Rygier, Leda Rafanelli, Amelia Legati, Adele Darvisi, Irma Guidaloni, Emma Pagliai e Ersilia Mazzoni, prima e durante la Prima Guerra Mondiale, anima la campagna antimilitarista lanciando un manifesto a tutte le donne italiane contro la guerra e pronunciandosi in favore della rivoluzione russa.

Scrive: “Confermo tutte le dichiarazioni fatte nei miei passati articoli sull’antipatriottismo ed internazionalismo e sulla mia indifferenza per un’eventuale invasione straniera in Italia… Accetto tutte le interpretazioni che gli ex miei compagni ed amici hanno voluto darvi anche quelle più aspre e più malevolmente o inabilmente stiracchiate(7).

Con Luigi Fabbri e Gugliemo Boldrini è decisamente contraria alla partecipazione al Congresso Internazionale di Stoccolma del 1917, perché a suo parere risulta impossibile trovare un’unità d’intenti fra tutti gli anarchici per combattere contro la guerra.

Partecipa invece, insieme ai maggiori rappresentanti del movimento, alla discussione per la nascita del quotidiano Umanità Nova, sul quale le piace firmarsi Petit Jardin. In altre occasioni userà anche lo pseudonimo Ireos.

Al giornale L’Iconoclasta di Pistoia affida il suo pensiero e il suo appello: “U. N. è il titolo del quotidiano anarchico in progetto, titolo mite, quasi evangelico, non intonato, qualcuno dice, al concitato respiro della società in fermento, al tumultuoso avvicendarsi di eventi, al minaccioso delinearsi di azioni violente e di propositi audaci di quest’ora che viviamo… U.N.!

Esso abbraccia nella sua significazione completa il massimo delle vostre aspirazioni e ci segna il cammino per pervenire senza deviamenti… L’alba rossa che già splende nel cielo d’oriente annuncia il fatale avvento di nuovi tempi… Ci incamminiamo verso l’ineludibile. La Rivoluzione non è più un sogno, il cammino libertario è una meta raggiungibile, l’ideale anarchico non è più un’utopia.

“Il grido della folla” che esce tumultuoso dalle officine e sale dai campi sterminati e fecondi, rappresenta la più alta delle proteste umane contro la secolare sofferenza; le coscienze insorgono per la rinnovazione del mondo. U.N. meta suprema di tutte le nostre lotte e dei nostri dolori, noi ti adottiamo come simbolo luminoso di una visione vivente e ti innalziamo al di sopra di tutte le folle, verso tutti i cuori, faro e bandiera di luce e di libertà”(8).

Dopo l’attentato a Mussolini da parte dell’anarchico Lucetti, Nella viene arrestata e rilasciata per l’intervento generoso e provvidenziale dell’amica Ada Negri. Da questo momento si apparta dalla vita politica, riceve pochi amici e scrive articoli e memorie. La Prefettura di Milano può solo annotare: “Fa vita ritirata, ma ama la compagnia di affiliati a partiti sovversivi(9).

Vive dunque gli ultimi anni sola presso Villa Molinari, a Rivoltella, sul lago di Garda, dove solo raramente riceve qualche amico. Ettore è morto, infatti, nel lontano 1926. Lei gli sopravvive altri 25 anni, spegnendosi all’età di 76 anni nel febbraio del 1949.

Annunci