Racconti da fuori, di Lady P, recensione di Daniela Domenici

Cosa sono questi racconti da fuori, l’opera più recente di Lady P?

Ce lo spiega l’autrice nella sua prefazione: “…Piccole storie, riflessioni e osservazioni di donne “che stanno fuori” sul sistema carcerario, sull’affettività e sulla famigerata rieducazione, senza pretesa di verità ma solamente per far riflettere… Voci di mogli e compagne che mi hanno voluto raccontare stati d’animo, episodi e dettagli quasi inverosimili che la “gente comune” non potrebbe immaginare… Brevi racconti tesi a una piccola conoscenza, spaccati di vita sospesi tra emozione, indignazione e umana fragilità. Così… per far sapere com’è e magari abbattere qualche minuscolo pregiudizio”.

La sottoscritta è stata volontaria in un carcere per due anni e docente d’inglese in un altro e ha avuto quindi modo di toccare con mano questo mondo “dal di dentro” (dove ha lasciato un pezzettino di cuore e a cui ha dedicato una sua opera, NdR), di vedere molti di quei piccoli e grandi episodi e dettagli “quasi inverosimili” di cui parla Lady P e che la gente comune non riesce minimamente a immaginare perché chi sta fuori “Figli, padri, madri, mogli e compagne, che nulla di male hanno fatto, si trovano a dover affrontare cose davvero impensabili, una vita costellata non solo di dolore ma di rinunce, ingiustizie, assenza di rispetto e solitudine”: ecco, Lady P prova a raccontarci la vita “da fuori” e lo fa con questi racconti che sono sì brevi ma pregnanti e densi di ininterrotto dolore, di profondo amore, di snervanti attese, di atteggiamenti incomprensibili da parte di coloro che lavorano nel sistema carcerario, di piccole e grandi ingiustizie, di soprusi, di pregiudizi, il tutto narrato con lo splendido stile che ormai la contraddistingue, che è la sua cifra distintiva e che definisco molto simile allo “stream of consciousness”, il flusso di coscienza di Woolf e Joyce.

Quasi a racchiudere in uno scrigno questi racconti da fuori Lady P ci propone, alla fine, un’altra sua riflessione, questa volta dedicata alla rieducazione “RIEDUCAZIONE…cos’è? Che vuol dire? Forse non c’è una risposta, una definizione reale e realistica…” e dopo aver provato a descrivere cosa possa essere conclude lapidaria con “RIEDUCAZIONE è capire la differenza tra SPERARE e DISPERARE”.

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