Scandalose: piccola guida alla ribellione femminile in venti storie moderne, di Paola Marzorati

Donne scandalose. Vergognose, immorali, indecenti, indegne, indecorose, sporche. Donne che si sono fatte ricordare per aver vissuto in contrapposizione alla morale e alle tradizioni del loro tempo; sono loro le protagoniste del nuovo libro della giornalista e scrittrice Cristina De Stefano, che le racconta in Scandalose, edito da Rizzoli.

Cristina de Stefano ha sete di vita e di raccontare le vite degli altri – o meglio – delle altre. Le vite sui generis di venti donne del ‘900 che hanno cambiato, ognuna a modo loro, il mondo. Con una poesia, una frase, una canzone, una scultura.
Venti piccoli passi che ci hanno portate fino ad oggi.
Anche se, di strada, ce ne è ancora molta da fare.

Donne che hanno scelto di bruciarsi nella libertà di essere sé stesse, di rivendicare il loro posto nel mondo facendosi largo tra lo squallore e il buio di vite travagliate e flebili. Donne eccentriche, dall’esibizionismo mentale e non solo corporeo; anime delicate, ma non per questo non forti. Come Mina Loy, poetessa modernista che scrivendo di spermatozoi, di salive, di sesso ha inventato la donna moderna e libera di provare e desiderare il piacere, anche se spesso non è stata capace di esserlo lei stessa. Come Nina Simone, musicista, cantante e donna nera, rabbiosamente cosciente di esserlo. A soli dieci anni – piccola bambina prodigio – si è alzata in piedi sul palco, le braccia conserte, rifiutandosi di continuare a suonare fino a quando i genitori non avrebbero riavuto il loro posto in prima fila, ceduto ad una coppia di bianchi. Ha combattuto per i diritti degli uomini e delle donne afroamericani e lo ha fatto con la musica: musica classica nera, perché, come le stessa disse:

La prima cosa che vedo al mattino quando mi alzo è la mia faccia nera nello specchio del bagno. E questo decide quello che penserò per il resto del giorno: che io sono una donna dalla pelle nera in un Paese dove puoi essere ucciso solo per questo motivo.

Claude Cahun

Come Toto Koopman, che ha utilizzato le sue relazioni altolocate tra fascisti e nazisti per diventare informatrice della Resistenza presso i regimi totalitari. E per questo ha pagato un prezzo altissimo: è stata internata in un campo di concentramento, costretta ad assistere agli esperimenti medici nazisti. E lo è diventata lei stesso, un esperimento: ha subito la sterilizzazione. Come Claude Cahun, che ha utilizzato la fotografia come un mezzo per interrogarsi sull’immagine di sé, sul travestimento, sull’ambiguità sessuale, sulla sovversione dei generi e dei ruoli; che ha fatto recapitare al comando tedesco un intero giornale da lei scritto inneggiante al pacifismo e innalzato uno striscione antinazista sull’altare della chiesa. Tutto in una notte. Tutto da donna. E Nahui Olin, modella, pittrice, poetessa e compositrice, la donna più scandalosa di Città del Messico, la prima a indossare qualcosa di simile a una minigonna. Come l’artista Niki de Saint Phalle, diventata famosa per le sue Nanas e per la sua arte con cui ha sparato «su mio papà, su tutti gli uomini, sui piccoli, sui grandi, sugli importanti, sui grossi, su mio fratello, la società, la chiesa, il convento, la scuola, la mia famiglia, tutti gli uomini, ancora su mio papà, su me stessa». Arte come esorcismo della violenza sessuale e di genere, da lei stessa subita quando aveva dodici anni e che riuscirà a raccontare solo cinquant’anni dopo, poco prima di morire, nel libro Mon Secret:

L’estate dei serpenti fu quella in cui mio padre, il banchiere, l’aristocratico, mise il suo sesso nella mia bocca.

Niki de Saint Phalle

Come Clarice Lispector, che ha cambiato la storia della letteratura sudamericana, diventando la prima autrice femminista del Brasile, la prima a usare il corpo e i sensi di una donna per descrivere il mondo:

Sarò brutale e malfatta come una pietra, sarò lieve e indefinita come ciò che si sente e non si capisce, mi oltrepasserò fra le onde.

Storie di donne che sono state rivoluzionarie nella loro arte, nel loro atteggiamento verso un mondo che le voleva tutte uguali, tutte succubi di uno sguardo al maschile. Che hanno amato tanto e senza paura – donne e uomini – , combattendo per i diritti di questo amore additato come un mostro: come Else Lasker-Schuler, la vera artista dietro la Fontana di Duchamp, e Violet Trefusis, innamorata dall’età di dieci anni della donna della sua esistenza: Vita Sackville- West.

E come molte altre che Cristina De Stefano racconta per ricordare, omaggiare e far scoprire. Ma soprattutto per ispirare una nuova generazione di giovani donne ribelli. Perché solo una donna può sapere quanto il mondo ne abbia ancora bisogno.

Toto Koopman

La scrittura della De Stefano è di quelle appiccicose, che ti si incollano tra le dita e si rannicchiano tra le pieghe del cervello. E ci rimangono; a lungo. Dove le parole si gonfiano e prendono forma, occupano spazio e fermentano. Crescono e fanno crescere. Dipinge i ritratti delle sue donne con pennellate leggere, ma allo stesso tempo pastose e corpose; piene di verità, anche quelle scomode. Soprattutto quelle indicibili. A metà tra acquerello e impressionismo. Perché la vita vera, per lasciare un segno su quelle degli altri, deve essere così: senza filtri. Senza paura.

Scandalosa.
E allora siamolo:

Scandalose, vergognose, immorali, indecenti, indegne, indecorose, sporche.
E prendiamoci il nostro posto.

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