accadde…oggi: nel 1927 nasce Giacoma Limentani

http://www.repubblica.it/cultura/2018/02/19/news/giacoma_limentani_morta_donna_iscritta_al_collegio_rabbinico-189218804/

19.02.18 – “Instancabile e appassionata testimone di un’epoca, Giacometta Limentani è stata per molti di noi un formidabile esempio di vita. Vita nonostante, vita per, vita con. Una donna unica e preziosa, intelligente e libera. Genitrice di comunità e pensiero ebraico e generatrice di identità, memoria e cultura”. Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ricorda così la narratrice, saggista e traduttrice Giacometta Limentani, una delle figure intellettuali più significative dell’Italia ebraica del secondo Novecento, maestra di cultura e saggezza ebraica, morta a Roma all’età di 90 anni.

“La sua – aggiunge la presidente Ucei – è una traccia indelebile e di guida ai perplessi, grazie al costante lavoro di connessione tra mondo ebraico e società circostante nel nome della cultura e dei valori fondamentali”.

Numerose e significative le sue collaborazioni in campo giornalistico e letterario, accompagnate da un’intensa azione divulgativa quale animatrice di gruppi di studio centrati su Bibbia, Torah e Midrash. Fu anche tra le primissime donne a studiare nel severo Collegio Rabbinico. Testimone della Shoah, scampata dalle deportazioni romane, nel suo primo libro “In contumacia” ha parlato di quegli anni di tragedia come Edith Bruck, Rosetta Loy e Lia Levi, accomunate dal fatto di essere tutte bimbe al momento della promulgazione delle leggi razziali, delle deportazioni  e dei campi di concentramento e di aver trovato soltanto nell’età adulta gli strumenti della scrittura e di una esaustiva conoscenza dell’argomento per poter scrivere del loro privato, del dolore e dell’orrore vissuti.

Ma insieme, ricordando i traumi subiti da una ragazzina fra 11 e 16 anni di famiglia ebraica, espulsa dalla scuola per le leggi razziali del 1938, Giacoma, Giacometta la chiamavano tutti, sottolineava anche ricordi più lievi, ad esempio quello di due militari tedeschi messi in casa loro per controllare che nessuno fuggisse, “ma uno di loro, giovane giovane, voleva a tutti i costi cantare e ballare, mentre l’altro si prese dalla sua borsa un piccolo cuscino rosa ricamato con un orribile gattino, si mise su una poltrona e si mise a dormire per un giorno intero”.

Limentani fu anche un formidabile tramite di conoscenza verso l’ebraismo per i tanti lettori che in tutta Italia hanno imparato ad amare il suo stile, il suo messaggio. “Sono una persona che ha seguito le vie che le si sono aperte davanti, i possibili dialoghi tra diversi”, così diceva di lei. E ancora, sulla Memoria: “La Memoria è una cosa globale fatta di tanti pezzi che si incastrano

l’uno nell’altro. Possono essere momenti tragici, e momenti comici, che si incastrano per necessità . L’importanza della testimonianza è enorme ma, insieme, c’è anche l’importanza della liberazione”.

“I picchiatori fascisti non li voglio nemmeno capire, ma le persone rimaste colpite e choccate da quello che vedevano durante la Shoah, come si fa a non cercare di capirle… Si è bisogno degli uni e degli altri anche per perdonare. E io ho sempre ricercato le ragioni degli altri”. Come il titolo di un altro dei suoi libri più famosi.

Ha anche prodotto anche dei cd per beneficienza, dove si leggono dei suoi testi accompagnati da canzoni francesi e americane. “Mi è sempre piaciuto il jazz, lo swing e sono un ricordo dei film che mi rallegravano in gioventù, e ho ancora grande rispetto per i musicisti americani straordinari che abbiamo avuto e che ancora oggi sono attuali. E poi avevo una bisnonna francese. Da ragazzina mi piaceva imparare a cantare le canzoni che si sentivano alla radio e mi resi conto che anche le canzoni venivano controllate dall’Ovra (Opera Volontari Repressione Antifascismo), e siccome dall’Ovra la mia famiglia fu profondamente colpita, io per protesta non ho più cantato niente in italiano finché non c’è stata la libertà”.

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