La mente nel pozzo, di Roberta Rubini, Iacobelli editore, recensione di Daniela Domenici

Il sottotitolo “storia di una depressione” è già un indizio consistente di quale sarà la tematica affrontata dall’autrice Roberta Rubini ma non ci prepara alla straordinaria, dolorosa, struggente sincerità della narrazione che è autobiografica perché Rubini parla di se stessa con un coraggio che lascia attonite/i e che commuove profondamente.

Come leggiamo in seconda di copertina “…ci immergiamo in una confessione che emoziona e che, spazzando via la retorica dietro la quale si nasconde il mondo psichiatrico, ce ne dona una prospettiva nuova e affascinante…filo conduttore del testo è l’amore…” senza il quale Rubini, come ammette lei stessa a più riprese, non sarebbe mai uscita da quel pozzo in cui la sua mente era caduta, l’amore del fidanzato poi marito, dei suoi genitori, di suo fratello, di alcuni/e medici/he che l’hanno aiutata, ognuno/a a modo proprio; l’autrice ha voluto scrivere e pubblicare questa sua testimonianza perché spera possa essere d’aiuto a chi si trova nella sua stessa situazione e anche perché, come scrive verso la fine di questo suo libro, “che razza di società è quella in cui viviamo, che ci spinge a nasconderci e a vergognarci di qualcosa che va a toccare la mente, che ci giudica come esseri deboli, che ci guarda dall’alto in basso se ricorriamo ai farmaci per curare queste nostre fragilità. La mente è ciò attraverso cui amiamo, è ciò che ci fa vivere gioie immense e immensi dolori ma quando qualcosa nel suo meccanismo non funziona più allora non possiamo abbandonarla così non abbandoneremmo nessun’altra parte del nostro corpo”: grazie di vero cuore, Roberta, per questa tua testimonianza.

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