accadde…oggi: nel 1820 nasce Susan B. Anthony, di Silvia Morosi e Paolo Rastelli

http://pochestorie.corriere.it/2018/02/27/susan-b-anthony-la-donna-che-si-rifiuto-di-pagare-per-aver-votato-illegalmente/

Gli Stati Uniti d’America contro Susan Anthony, distretto nord di New York, 18 giugno 1873. Magistrato del Distretto Richard Crowley: “Il 5 novembre 1872 Susan B. Anthony votò per un rappresentante del Congresso degli Stati Uniti d’America. In quel momento lei era donna, e suppongo che non ci siano dubbi in merito. Lei non aveva diritto di voto. È colpevole di aver violato la legge”. Giudice Hard Hunt: “La prigioniera è stata giudicata secondo quanto stabilito dalle leggi”. Susan Anthony: “Si, vostro onore, ma sono leggi fatte dagli uomini, interpretate da uomini e amministrate da uomini in favore degli uomini e contro le donne”. Giudice Hard Hunt: “La prigioniera si alzi in piedi. La sentenza di questa Corte le impone di pagare una multa di cento dollari”. Susan Anthony: “Non pagherò mai nemmeno un dollaro” (Eduardo Galeano, Donne, Sperling & Kupfer, 2017).

Nel suo ultimo libro, lo scrittore uruguiano Eduardo Galeano ha voluto ricordare alcune donne per il coraggio con cui si sono addossate il peso di una causa, lottando contro il potere costituito. Ricostruendo le loro battaglie alla conquista di nuovi spazi di libertà. Una galleria di ritratti, fugaci e intensi, con centocinquanta figure femminili: Frida Kahlo, Emily Dickinson, Marie Curie, Rosa Luxemburg e Rigoberta Menchú, ma anche guerrigliere, streghe e sante il cui nome è stato dimenticato, e prostitute, come quelle che nella Patagonia argentina si negarono ai militari che avevano represso uno sciopero di braccianti. Esseri umani che hanno infranto le regole, superato la segregazione, violato le frontiere per difendere una dignità sempre precaria.

DN9cndzU8AEQDJeCosì, tra loro, non è strano che venga raccontata dal cantastorie anche la vicenda che vi proponiamo qui. Il 5 novembre del 1872 è giorno di elezioni negli Stati Uniti d’America. Horace Greeley, democratico dello stato di New York contro Ulysses S. Grant repubblicano dell’Illinois. Vanno a votare sei milioni e mezzo di persone, da due anni anche gli afroamericani. Tutti uomini. Tuttavia, alcune donne decidono di sfidare una millenaria società patriarcale recandosi alle urne per esercitare un diritto che ormai pretendevano. Tra loro anche Susan Brownell Anthony, attivista e pioniera dei diritti civili, che girava in lungo e in largo il Paese e non solo, tenendo comizi, denunciando ingiustizie e organizzando campagne di sensibilizzazione. Già nel corso dei primi anni ’50, prima dello scoppio della Guerra civile fra Unionisti del Nord e Confederati del Sud, partecipò attivamente al movimento anti-schiavista. Nel gennaio 1868, a New York, cominciarono a circolare le prime copie del settimanale “The Revolution”, che seguiva il motto: “La vera Repubblica – gli uomini, i loro diritti e niente di più; le donne, i loro diritti e niente di meno”. A dirigere quel giornale, battendosi per i diritti degli afroamericani e per il suffragio delle donne, era proprio Susan. Ce la immaginiamo quindi, sprezzante del pericolo, quella mattina, mentre si reca alle urne con altre 50 donne che grazie alla National Women Suffrage Association, da lei fondata nel 1869, aveva incoraggiato a votare e manifestare per i propri diritti. Alle urne di Rochester (Contea di Monroe, stato di New York) in quindici sono fatte accomodare nei rispettivi seggi, le altre vengono cacciate. Non era la prima volta che qualcuna provava a sfidare la legge. Susan venne arrestata con altre 14 compagne dal magistrato del Distretto di New York la arrestò per aver violato la Legge: l’accusa fu quella di aver votato alle presidenziali. Prima del processo, ebbe modo di sfogarsi in tutte le 29 città della Contea.

“È un crimine, per un cittadino degli Stati Uniti, votare? Questa non è più una petizione per farci sentire dal Congresso o dal governo, ma è un appello alle donne di tutto il mondo, affinché esercitino il loro troppo a lungo trascurato: ‘diritto di cittadine’ e di voto”.

Il procuratore distrettuale, preoccupato che i discorsi di Susan potessero influenzare la giuria popolare, ordinò lo spostamento del processo alla Corte federale, nella vicina Ontario. Rispose al giudice che le chiedeva “You voted as a woman, did you not?” con le parole “No, sir, I voted as a Citizen of the United States“. Al processo del 18 giugno 1873, il giudice Ward Hunt la condannò a una multa di cento dollari e al risarcimento delle spese processuali. Susan si alzò in piedi e, davanti alla corte, dichiarò:

“Io non pagherò nemmeno un dollaro per la vostra ingiusta condanna”.

E così fu. Gli uomini del Governo non ebbero il coraggio di riportarla ancora in tribunale. Nel 1920 un emendamento alla Costituzione statunitense concesse il voto alle donne e prese il suo nome: Emendamento Anthony. Ma lei era già scomparsa, 14 anni, 5 mesi e 5 giorni prima dell’approvazione. Tra il 1979 e il 1981, e ancora nel 1999, il suo volto venne riprodotto sulle monete da un dollaro. Per la prima volta, una donna in carne e ossa appariva sulle monete Usa. Quel dollaro che un secolo prima era stata la sua condanna, si era trasformato bella sua rivincita.