La psichiatra, di Wulf Dorn, traduzione di Alessandra Petrelli, recensione di Daniela Domenici

Ho letto questo libro dopo che un mio alunno, conoscendo il mio amore per la lettura e la mia bibliovoracità, mi ha chiesto anzi, mi ha “obbligato”, con parole appassionate, a leggerlo.

E sono felice di aver accettato questo suggerimento-costrizione perché ho divorato le sue 400 pagine in un soffio come mi era stato preannunciato.

Ringrazio, in primis, la bravissima traduttrice Alessandra Perelli per lo splendido lavoro che ha fatto e che mi ha permesso di apprezzare al meglio quest’opera non recente, del 2009, di Dorn, la prima di una lunga serie, che ha avuto un incredibile successo grazie al passaparola tra lettori e lettrici; solo in Italia ha venduto 200.000 copie come si legge in quarta di copertina.

È un giallo psicologico al fulmicotone, non ci si rilassa mai perché ogni supposizione viene smentita dall’evento seguente, ogni ipotesi è subito dopo smontata, con qualche momento un po’ horror ma lieve, che non disturba (la sottoscritta non ha mai letto né recensito un libro horror…). La principale protagonista è Ellen, la psichiatra del titolo, insieme a lei c’è il collega Mark che lavora nella stessa clinica in una città immaginaria della Germania. Intorno a loro ruotano i/le numerosi/e co-protagonisti/e che fanno parte dell’intricato puzzle misterioso che circonda Ellen: sono tutti/e caratterizzati in modo straordinario da Dorn.

Concludo con le parole, in quarta di copertina, di Carrisi “ci sono posti nella mente umana che nessuno dovrebbe visitare. La psichiatra ci porta nel lato oscuro” e ognuno/a di noi ne ha uno o più di uno: Dorn, tramite Ellen, ci propone un modo per portarli alla luce.